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sabato, 27 giugno 2009, alle 16:36
tutti son convenuti a teatro per l’omaggio al Nume Samuel Ramey, che, con la sua gran voce e presenza,  in-carna in-canta e seduce la platea da par suo nei panni di Mefistofele. Un “Boito interrotto” tuttavia, perché quei cinque minuti di performance, incastonati nel trimalcionico affresco musicale e corale del Prologo in cielo, rendono la presenza del cotonato Sam un cameo più che una prova intera.
Molto più interessante la prima metà della serata, che ha proposto due partiture importanti e per giunta dalla rara ripresa discografica. Prima il Coro di morti di Petrassi sul celebre incipit del dialogo leopardiano tra Ruysch e le sue mummie (di dedica ideale agl'italici calciantj della Coppa Confederata): opera singolare per organico (coro maschile, 3 pianoforti, orchestra senz’archi); scrittura cupa ma dalla verve prorompente nell'esordire con una prima parte accentuatamente ritmica
sabato, 27 giugno 2009, alle 16:12
Affastella gli spartiti disordinatamente sopra il pianoforte, bunte Blätter che (apparentemente) sceglie lì per lì di eseguire, e poi scarta facendoli cadere per terra come foglie. Michael Nyman, compresso tra le 20,30 e l’inizio de’fòhi di San Giovanni, ci offre un’ora e trenta di solo piano performance. È un appuntamento cui mi reco grazie alla pertinacia degli affetti, senza troppa convinzione, nonostante la grande ammirazione per il Maestro: sono infatti convinto che la sua musica abbia l’impatto maggiore quando si espande polifonicamente e dunque ha necessità di ripartirsi tra più esecutori. Nonostante ciò la serata è stata godibile e rilassante. In primis perché Nyman, anche se si disunisce un poco alla distanza, è un ottimo interprete
venerdì, 26 giugno 2009, alle 11:43
domenica, 21 giugno 2009, alle 12:32

location bellissima (S. Miniato + rinfresco alla limonaia di piazza del Carmine), sposi bellissimi (cuGGina ruleZ), gente bellissima, addirittura il mio (e dello sposo) Maestro tra i presenti al rito (poi è dovuto correr via a redigere una sentenza), cerimonia semplice e accoglienza di classe, per niente trimalcionica. C'era anche il programma di sala, che vi propongo. Avrei cambiato solo l'adagio di Barber con qualcosa di più rilassato, magari col corale che da gennaio mi risuona spesso in testa.
mercoledì, 17 giugno 2009, alle 12:56

Anche il motore di ricerca si sbizzarrisce nel festeggiare le 127 candeline del sommo Igor.
Via Ago Pelliti
mercoledì, 17 giugno 2009, alle 12:02
Quanta musica classica all'interno de Il Divo di Sorrentino! Ho riconosciuto Il gardellino, la Danse macabre, la Pavana di Fauré (tra l'altro nell'interpretazione che ascolto sempre anch'io, quella diretta da Charles Dutoit; questa invece è una versione superveloce, non priva di fascino, by Ashkenazy). Soprattutto molto Sibelius, vale a dire il Finale del Concerto per violino (mostruoso, qui, Oistrakh), e l'incipit della Seconda Sinfonia. Quest'ultimo è l'accostamento più ardito e affascinante: il calmo avvio in re maggiore utilizzato in piano sequenza con Riina e gli altri capi mafiosi nella gabbia/vetrata del maxiprocesso crea un ossimoro destinato a restare in mente.
sabato, 13 giugno 2009, alle 12:01
ieri sera ho colmato una lacuna personale fastidiosa, non avere mai assistito ad una performance del Maestro. I dubbi eran tanti perché da un lato si trattava di un concerto salatissimo (1,65 € / minuto contro, per dire, lo 0,61 del rillingometro di lunedì, con tragitto peraltro ben dissestato) e soprattutto perché venivano affrontate due sinfonie – la Tragica di Schubert e la 40 di Mozart, che possono cadere in pieno nello strale gavazzeniano del “Non eseguire Beethoven”, cioè nel silenzio degli argomenti di fronte alla considerazione se l’esecuzione di alcuni capolavori della classicità possa ancora offrire qualcosa di nuovo ed interessante. Sul palcoscenico c’era l’Orchestra Mozart con la sua riccioluta e sorridente ambasciatrice Lorenza Borrani in prima fila dei violini assieme al mio quasi omonimo Raphael Christ (smile). Tutto faceva pensare insomma ad una serata dimostrativa: vate della musica, oltretutto ahinoi malfermo dunque
mercoledì, 10 giugno 2009, alle 12:49
La Creazione di ieri l’altro non mi è piaciuta quasi per niente. Salvo solo il Coro, lo sforzo di alcuni cantanti (una pulita Julia Sophie Wagner, un espressivamente volenteroso Markus Marquardt), l’assoluta correttezza esecutiva dei difficili fugati (questo non è poco in effetti) e il gradevole gran duo di Adamo ed Eva nella terza parte. Per contro, più d’una discronia dell’orchestra e soprattutto un Rilling che forse ha  preso troppo sul serio le rampogne di Berlioz (1859) sulla programmatica “ingenuità” della partitura, e tenta di rimuoverle freudianamente con una rarefazione dinamica che però la cristallizza ed appiattisce. Mi è venuto in mente con una certa nostalgia il “suonatelo come fosse Brahms” del Muti haydniano di tre anni or sono...

lunedì, 08 giugno 2009, alle 16:03
Sul canale youtube del Maggio, imperdibile intervista all'orcadese d'elezione sir Maxwell Davies (prima e seconda parte). Uno stile di vita, il suo, che esercita in me notevole fascino, specialmente ogni volta che c'è una tornata elettorale (orchite acuta) o in cui il mio pensiero si sofferma sui nostrani meccanismi di amplificazione culturale (orchite cronica).

Nel frattempo, stasera, La Creazione. Mi alleno con Lenny e la NYPh, annata 1966
venerdì, 05 giugno 2009, alle 13:35
Allora, venerdì 29 al Goldoni abbiamo ascoltato quattro composizioni di cui tre alla prima italiana.
Ben eseguito ma non esaltante il Quartetto con pianoforte, con Bruno Canino e tre membri del Contempoartensemble. Dedicato all’amica scomparsa Gunnie Moberg, che - come il compositore - risiedeva alle Isole Orcadi, il quartetto presenta un carattere lugens che si traduce in un andamento raffinato ed equilibrato tra i vari strumenti ma alquanto monocorde, ravvivandosi appena sul finale.
Di ben altro spessore il capolavoro proposto a seguire, la Missa super L’homme armé del 1968, in cui la nota melodia rinascimentale si smembra e smembra la parallela narrazione sacrale-evangelica con una scrittura ricchissima, ora austera ora pop. Eccellente l’esecuzione del Contempoartensemble diretto da M. Ceccanti, su tutti svettando i voli del violoncello di V. Ceccanti, mentre la voce recitante di Quirino Principe esaspera a mo’ di collante la tensione drammatica per risolversi, sulla parola “traderunt”, in un Abschied accusatorio verso performers e astanti.
Dopo l’intervallo una Sonata per violino e pianoforte interessante, eclettica, caratterizzata da intento programmatico (si tratta di una passeggiata romana dalla Chiesa Nuova del Borromini al Gianicolo) e, musicalmente, da una tessitura molto alta destinata al convincente violino di D. Ceccanti.
Si termina con alcune Danze scozzesi (da The Two Fiddlers), episodi leggeri che scorrono via senza troppe pretese e rinnovano soprattutto l’apprezzamento per la verve violoncellistica di V. Ceccanti.

Oltre a celebrare doverosamente il 75° compleanno di Sir Peter, una serata preziosissima per addentrarsi nell’opera di un compositore la cui importanza non trova adeguato riscontro nei cartelloni.