relatività
relatività
ecco perché non bloggava!
ok, nel weekend sdogano Dostoevskij e poi mi precipito ad acquistare il libro. E vi dico.
Se tanto mi dà tanto, posso consigliarlo a tutti (e due!) coloro i quali apprezzano il mio stile di "partecipazione" delle musicali cose.
Del resto credo proprio possiate trovare, disseminato in questo spazio, più di un assaggio dell'opera, o comunque del suo stile narrativo. Basta cercare nella mascherina apposita "Enzo Siciliano".
appunti sul concerto di stasera
il programma verteva in ultima analisi sul significato del concetto di orchestra (o di ensemble: quindi di insieme, non importa di quanti membri) nella musica contemporanea.
Donatoni, il più rigoroso formalmente, è incline a connotare il tutti di un significato pregnante e "positivo" rispetto al discorso musicale. Anzi, inverte i termini della questione dinamica rispetto al consueto: enuncia un tema, ne affida lo sviluppo a gruppi di strumentisti e "depista" l'ascoltatore con episodi solistici estemporanei, trilli, virtuosisimi quasi ornitologici. A questo proposito occorre sottolineare la bellezza dell'episodio flautistico.
Petrassi, al contrario, si spinge in lande linguistiche per lui desuete, contrassegnate da un'anarchia che è propria ad esempio di certe composizioni di Elliott Carter.
Scrive: "non c'è più un'idea che si deve sviluppare e i cui passaggi debbono sempre conservare un punto di riferimento in quella; il modo di procedere è dato invece da un susseguirsi di idee che nella loro diversità devono, alla fine, avere una parentela".
Un "devono" a posteriori, che sa molto di operazione innovativa più che interpretativa.
Berio dal canto suo (sarò parziale, ma trovo sempre in lui i massimi esiti di scrittura) appoggia il tessuto orchestrale sugli equilibrisimi puntillistici del pianoforte, in una sorta di Sequenza per pianoforte accompagnato.
Infine, in prima assoluta per l'Italia, la nuova composizione di Ivan Fedele "raggruppa" l'orchestra e gioca con stilemi bachiani e con la suddivisione dello spazio: la rende "unita" come può dirsi che lo siano le voci di un contrappunto.
Sugli interpreti niente da dire: Pierre Boulez e l'Ensemble Intercontemporain - di cui fa parte anche il pianista solista in Berio, Dimitri Vassilakis - rappresentano lo stato dell'arte nell'esecuzione della musica contemporanea. Un gioiello di interpretazione, e non c'erano dubbi su questo.
La questione "filosofica" che questo concerto porta, una volta di più, alla mia attenzione..
La curiosa antinomia della musica dodecafonica e post-dodecafonica, per cui l'accentuazione della forma (strutturalismo, attenzione estrema alla matematica, alle relazioni tra le note, tra le parti, persino tra i gruppi orchestrali) conduce ad una liberazione dalla forma nel momento della percezione d'ascolto.
Questo nella misura in cui le componenti estetiche che più attecchiscono e permangono sono sempre virtuosismo (alias cadenza, episodio solistico) ed atmosfera (alias tessuto, nachtmusik, spazializzazione). L'elemento collettivo-di sviluppo tende a disperdersi ed a distribuirsi nei primi due (ribadisco: al momento finale, uditivo; non sul piano del linguaggio formale né dal punto di vista della composizione).
Berio e Petrassi codificano questa sensazione. Donatoni la nega ma ci ricade: il flauto si fissa nel cervello più delle avventure tematiche. Fedele si ostina, porta avanti un discorso formale - pregnante proprio sotto l'aspetto della polifonia, della variazione etc. - ,ma è significativo che un'ascoltatrice radiofonica, avendoci parlato appena rincasato, lo abbia - a caldo - definito "pomposo". A me, cui non è dispiaciuto, è parso che l'autore avrebbe dovuto usare, in luogo di "drammatizzazione dello spazio", il termine "spazializzazione del dramma": trovo molto riuscita la dilatazione (a mo' di Ligeti) della materia sonora, non vedo proprio l'aspetto drammatico - se non nello stacco tra i cinque movimenti in cui è ripartita la composizione.
Infine la sorpresona della serata: gli ascoltatori più anzianotti (di solito, "quelli che....la musica è finita con Brahms"), si spellavano le mani e si sgolavano.
Però!
se non riesci a dire, almeno ascolta
questo statement perentorio, rivolto a me stesso, mi serve come introduzione al fatto che da qualche giorno ho ripreso a sbirciare it.arti.poesia.
Oltre ad alcune firme già frequentate, vi ho trovato un'altra voce interessante, che ignoravo fosse anche su splinder.
A proseguimento del trend di giudizio di questi tempi ("la poesia è femmina"), la sottopongo a chi ancora non la conoscesse.
trackback, feed aliaque mirabilia (post tecnologiho a bbestia!)
" speriamo di esserci EVOLTI " (Carlo Ancelotti).
Da ieri ho introdotto anche il famigerato trackback in calce ad ogni post.
Si tratta in pratica - molti lo sanno e mi scuseranno, ma splinder non li fornisce ancora e ciò contribuisce ad ammantare di nebbia la vicenda - di un accessorio per segnalarti che qualcun altro, nella blogosfera o più in là, ha fatto riferimento a quel tuo post. In modo da rendere la discussione su quel tema ancor più articolata.
Nel momento in cui si cita il mio post, occorre che parta un "ping", cioè un impulso di dati dal blog del mio interlocutore alla mia casellina di trackback.
Alcune piattaforme di livello (Radio Userland e Movable Type in primis) generano - credo - questo impulso in automatico.
A chi invece non ha questa facilitazione, abbia o non abbia i trackback, netiquette imporrà di "pingare manualmente la fonte", cioè il post citato (ovviamente se ha implementato un servizio di trackback).
Come si fa? Per chi usa (come me) Haloscan, c'è una apposita pagina per gli utenti registrati. In alternativa, Profeta ha generato uno script accessibile a tutti.
Detto questo, non mi resta che ringraziare settolo, il cui aiuto è stato determinante, e rinviare (pingando ovviamente :-)) al suo post in cui spiega passo per passo come installare questa funzionalità su un blog di splinder. Basta copincollare i suoi esempi :-)
Chiudo l'argomento rimarcando che, "quando si pinga" (sembra una telenovela), il riferimento alla fonte non va fatto attraverso il permalink, ma attraverso l'url della pagina/casella di trackback (che di solito è in bella vista nel frontespizio).
Nel caso di Haloscan tale url ha sempre questa sintassi:
haloscan.com/tb/[username]/[post id]
Se lo script è formattato come suggerisce settolo, il post id sarà il numero che nel permalink sta alla destra del cancelletto, e che identifica univocamente ogni post su splinder.
Mannaggia...su sta cosa c'ho battuto la testa per un pomeriggio intero...
Segnalo infine che l'alacre Profeta ha ventilato in un commento a questo post l'ipotesi di generare una utility apposita per splinder non appena si formerà una "massa critica" di utilizzatori di trackback nella nostra community. Speriamo questo accada presto, in modo da automatizzare appena possibile il tutto.
En passant, rispondo anche riguardo al mio feed rss.
Come già accennai esso si sviluppa dal servizio di blogstreet
Però né questo né necrowave mi soddisfacevano per due motivi. Il primo è che la formattazione automatica del testo massacrava le lettere accentate ed altri caratteri non standard, il secondo è che non era prevista la data di pubblicazione del post. Questo crea problemi al lettore quando arrivano più posts insieme (tipicamente, al primo contatto): essi avranno la stessa data di download, saranno elencati in ordine alfabetico, e l'ordine cronologico (e spesso logico) sarà stravolto.
Per evitare tutto ciò mi sono calato appena addentro alle linee di comando, e dal torso generato da blogstreet ho ricavato una sintassi che soddisfacesse le mie esigenze.
Immediatamente dopo ogni post, con un editor snello (questo è gratis e va benissimo) "taglio" l'undicesimo item, lo incollo in testa sostituendolo con i dati del nuovo, e faccio l'upload per aggiornare il file.
La cosa mi prende tre minuti al massimo. Ovviamente questo limita il mio feed ad una preview solotesto del post: dato che formattare testo e links è più noiosetto rispetto all'html, esaurisco la cosa in uno/due capoversi, e senza collegamenti immagini o "calligrafia". C'è chi non è d'accordo con questa impostazione, e vorrebbe leggersi tutto il post sul proprio feed aggregator senza dover compiere l'immane fatica di...cliccare su "read on". Rispetto questa opinione, ma per ora non ho alternative al mio modo di fare. Poi non mi sembra un elemento cruciale, basta comparare i vari feed per rendersene conto.
A chiusura di questa troppo lunga esposizione si potrebbe dire che "la necessità aguzza l'ingegno" - o se volete che "il sonno di splinder genera smanettoni...." :-)
In pratica, l'unica funzionalità "top" che può essere garantita solo da un adeguamento della piattaforma rimane la suddivisione dei posts per categoria. Per qualcuno può essere cruciale. A me sinceramente non interessa, per motivi di principio: ho una visione quanto più unificata della cultura in tutti i suoi aspetti - anzi, è un fine cui tendo - e se questo blog vuole rispecchiarmi dovrà tenerne conto. Blog "ossessivi" (talasso e mercurio) a parte.
Auspico comunque un intervento di splinder in chiave di trackback e feed, che automatizzi al massimo questi servizi (troppa manualità rischia di essere un deterrente a postare). Senza però sacrificare la qualità (come sarebbe in caso di feed mal formattati).
me la dai? no! ed io ti torturo (una volta sola, s'intende)!!
La Lega apre nuove possibilità al blogger in astinenza.
[buttiamola sul ridere, va! è quasi tempo di migrare...]
una strofa
Antiche sono le ossa ritrovate,
spezzate in più punti,
come suggelli del mio desiderio
morto al solo tocco di campana. (...)
Ser Giotto
brevi per gli aficionados
Holden: la missa Salisburgensis di Biber, in edicola con Amadeus, non sembra suscitare grossi consensi, soprattutto per la qualità della ripresa acustica. Sono in forte dubbio...
Dopo il Beethoven dilatato di Leif Inge, il Beethoven coagulato di aydilber (bentornato!). Lo scarico in mattinata...
Alexa e "Schroeder": mi ero precipitato anche sul sito del SPD (per Gerhard
)...ma credo tu ti riferisca a Hermann a Friedrich (compositore svizzero nato a Napoli!) o al massimo a Phillip. Quale dei tre??
Buona giornata a tutti!
Dimenticavo: a big acknowledgment to Robert Gable who linked me @ Aworks!
delirium construens
Dal mese scorso è in vendita un cd dedicato al Puccini "ritrovato", anzi per gran parte "ricostruito". Si chiama Puccini discoveries. Qui trovate il programma nel dettaglio.
Lo acquisterò a giorni. Mi riporta all'anno scorso, quando relazionai sulla conferenza di presentazione della prima esecuzione della cantata "Cessato il suon dell'arme". Conferenza in cui conobbi Mons. Maggini, l'orchestratore (che però ribadiva, forse troppo umilmente, di non avere aggiunto una nota a quanto già emergeva dal materiale pucciniano, casomai di aver solo aumentato le parti orchestrali all'unisono con la linea melodica del solista), e la nipote del Maestro, Simonetta.
Ma l'interesse principale del disco sarà quello di ascoltare il finale di Turandot secondo Luciano Berio.
Molti di voi sapranno che Puccini spirò lasciando l'opera al termine dell'aria Tu che di gel sei cinta, in cui Liù - sotto tortura - si suicida per non tradire l'amato Calaf. Toscanini interruppe qui, commosso, la prima esecuzione. L'opera però era stata completata (in due tentativi, il primo dei quali non incontrò il gradimento proprio di Toscanini, che invece adottò il secondo nelle successive repliche) dall'allievo Franco Alfano, e viaggia - nei cartelloni ed anche nell'immaginario collettivo, con il lieto fine susseguente a tale completamento. Il quale, nel suo ostentato trionfo, indubbiamente stona almeno un po' con il generale senso di impossibilità e tragicità di tutti gli amori rappresentati da Puccini prima di allora.
Per questo e per altri motivi più "tecnici" (caratterizzazione drammatica dei personaggi, musicologia) il finale di Alfano non ha mai avuto la capacità di suscitare consensi generalizzati.
Attendo quindi di ascoltare - più che ricostruzione - la percezione beriana di Puccini, che - dai pochi assaggi televisivi - si dovrebbe tradurre in un'atmosfera ben più rarefatta, onirica, sospesa, dai toni ambigui e non così drastici come in passato. Questo mi piacerebbe assai, dato che neanche a me esalta la zuccherosità flambé Alfaniana.
Per ulteriori dettagli vi basterà ricercare su IAMC "finale Turandot" o "Berio Turandot", etc. etc., per avere ragguagli più dettagliati e opinioni sulla vicenda.
Volevo tuttavia approdare ad un porto molto meno sicuro.
Perso nel leggere le discussioni sul finale beriano nel newsgroup, ho avuto la scintilla - per me primigenia - necessaria per individuare i nessi tematici tra la sopra ricordata aria di Liù e un passaggio del Sacre du printemps di Stravinskij - esattamente il Ronde Printanière (Danza primaverile) della prima parte.
Le Sacre du Printemps (impropriamente tradotto con Sagra della Primavera, il che fa pensare alla sagra della panzanella: bisognerebbe intendere Rito sacro [pagano]) si divide in due parti: L'adorazione della terra e il sacrificio. Trattasi di un rito pagano della Russia antica in cui si evocano le divinità terrestri per poi offrire loro il sacrificio di un'adolescente (la prescelta, l'Elue) che danza fino allo stremo.
Vista l'evidente affinità, se non identità, dei due temi - ascoltare per credere - era assai improbabile che io la scorgessi per primo: infatti sono stato preceduto in questo post, ma, parafrasando Dante, fui secondo (o terzo, o quarto...) a cotanto senno - il mio concittadino Luca Logi è un valente musicologo.
Subito dopo ho collegato il finale del Sacre alla già citata e perentoria affermazione di Bernstein - durante una prova d'orchestra andata in onda su "Classica" - per cui Stravinskij avrebbe copiat...preso a prestito un tema del finale dall'incipit della Quinta sonata per pianoforte di Alexandr Skrijabin. Anche qui, riascolto e concatenazione...
Insomma - con chiaro intento scherzoso, ma di una scherzosità dadaista, maniacalmente osmotica con la serietà - ho ipotizzato per Turandot un "Finale Logi-Bernstein". Un'opera-balletto-sonata, con i cantanti ed i coristi che di colpo si tramutano in etoiles e non solo...
Scenografia ovviamente di bobregular...
...Il subitaneo gesto estremo di Liù colpisce profondamente tutta la comunità. [Le ultime battute dell'aria di Liù si saldano al Sacre, partendo dal Ronde]...dismessi [tranne Turandot, che presenzia alle danze senza parteciparvi], gli abiti solenni, i sudditi inziano una serie di danze sacre per placare l'ira della divinità - prima da soli, poi con la benedizione e la guida del vecchio Imperatore Altoum [le sage].
Nella seconda parte, le danze proseguono, con connotazione ancora più mistica. Si formano cerchi di ballerini. Calaf , sentitosi fin dall'inizio in colpa per il suicidio di Liù, rivela il suo nome, precedentemente ignoto a tutti. Altoum ed i notabili decretano: è lui l'Eletto. Comincia così un vertiginoso assolo di danza del tenore-solista, che, al culmine dell'estasi, cade esanime al suolo.
Buio.
Pochi istanti dopo, un riflettore illumina, sul lato, un pianoforte. Turandot, sola sul palcoscenico, esegue la Sonata n°5 di Skrijabin, a testimonianza del suo inconfessato amore per il perduto principe misterioso. Senza una parola, si alza e si allontana.
Che dite, alzeremmo (io Logi e la Bernstein foundation) qualche lira??
Scenografi coreografi e registi tutti: non rubatemi l'idea...!! C'è il copyright!! ...Trattiamo!!
[ho postato questa bozza sul newsgroup, quando le contumelie arrivano al quarto grado di parentela avvisatemi!...chissà se questo finale lo avesse ideato Alberto Veronesi!!]
se volete provare le affinità tematiche nonché "se il discorso fila", ecco le versioni a mio avviso di riferimento:
- Turandot: Sutherland, Pavarotti, Caballé, Zubin Mehta - 2cdDecca
- Sacre: Columbia symphony, direttore Igor Stravinskij - Sony classical
- Sonata: Vladimir Horowitz - RCA Victor]