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giovedì, 29 luglio 2004, alle 20:55

oggi, centottanta minuti di anticamera.
Son soddisfazioni.




martedì, 27 luglio 2004, alle 19:44

Kirill [Petrovic] Kondrashin

musicista e direttore d'orchestra russo nato nel 1914.
Grandissimo talento, brucia le tappe del conservatorio.
Viene spesso messo al pari di Stravinskij quanto a talento direttoriale.
Personalità incredibile e monumentale, protagonista della scena musicale novecentesca.
I grandi solisti dell'epoca: Oistrakh, Richter, Rostropovic, Kogan... cercano lui e soltanto lui.
(Su Karadar.com trovate alcune sue interpretazioni leggendarie).
Personalità forte: conduce senza indugio la prima della sinfonia Babi Yar di Sostakovic.
Testi di Evtushenko. Sullo sterminio degli ebrei in URSS.
Nonostante le "vive raccomandazioni" del regime di dissociarsi da questa messa in scena.

1975, anni 61.
In tournée a L'Aia, una sera esce dall'hotel e scompare. Si reca presso un posto di polizia e si fa mettere in cella di isolamento. L'unico posto in grado di ripararlo dalle ritorsioni sovietiche.
Chiede asilo all'Olanda. In albergo, insieme alla moglie che non ha voluto seguirlo, lascia un "testamento" in cui dice che si sente ancora pieno di progetti da portare avanti e di potenzialità da esprimere. Aveva conosciuto gli Stati Uniti grazie al pianista Van Cliburn recatosi a Mosca per un concorso, era stato ricevuto dal presidente in persona, e con la mente era rimasto in Occidente.
Ha sessantuno anni e vuole ancora spiccare il volo.
Ricominciando quasi daccapo -
ad Amsterdam, con un "amico competitore" sul podio del calibro di Klaus Tennestedt.

Sei anni dopo, il sette marzo 1981, deve dirigere la prima di Mahler, nella diffidenza generale.
L'esecuzione stenta durante il primo movimento, si riprende nel secondo, si consolida nel terzo.
Ed il Finale è uno dei più belli e coinvolgenti mai ascoltati.
Il Finale con la sua gioia primigenia, quella di un Mahler che ancora non ha elaborato in musica il suo tormento interiore.
Poche ore dopo l'esecuzione, muore a casa sua.
Si capirà poi che gli "addio" che ha riservato ai più cari amici prima di salire sul podio erano un vero commiato - la sensazione, esatta, di un malore già in nuce.

Così, dopo avere messo in gioco te stesso, sei morto mettendo in scena la vita.
E' un sapore che lascia quasi smarriti. Ascoltate il finale della Prima Sinfonia "Titan", in qualunque versione - e provate a coglierne l'ossimoro (?) con qualcosa che nega se stesso.

...e noi, che pensiamo alla felicità come ascesi, avremmo l'emozione, che quasi sgomenta, di una cosa felice cadendo. (Rilke , Decima Elegia duinese, 110 ss.)

























domenica, 25 luglio 2004, alle 23:02
L'ho visto nello scaffale de "Le invasioni barbariche".
Lo cercavo in cartaceo.
Scopro ora che Samuel Pepys è una sorta di antesignano seicentesco di tutti noi.





venerdì, 23 luglio 2004, alle 06:19

mi spiace ma Dostoevskij non è considerato una lettura estiva. Devo chiederle di seguirci in centrale.
(vignetta del New Yorker)

io mi sono adeguato leggendo, nelle more di Zivago - che è sempre lì in guerra a fare il maudit aspettando che risuoni il bel Danubio blu ("la-La-ra-la-dà, la-dà, la-dà...") - Vasquez Montalban Simenon Lucarelli, ora la Cornwell...
Pure un libercolo omaggio della minimum fax (di Dave Eggers, quello dell'opera struggente del formidabile genio).
Sul lato saggistica, le note di Enzo Siciliano (da centellinare sottolineare bofonchiando annotare), il Manuale del leccaculo consigliato da azioneparallela (preso in vista di fumosi, mitici upgrades lavorativi), ed altro in arrivo - mi parte lo shopping su bol.com lo so.






lunedì, 19 luglio 2004, alle 21:53
L'ho visto nell 1984. Traviata di Zeffirelli al Comunale, con Cecilia Gasdia.
Io, quattordici anni, "esordiente",  incerto anche nei primi passi sul sinfonico.
L'opera la schivavo ancora.
Alla fine del primo atto, sul croce e delizia, agitavo assonnato la testa a tal punto che la signora dietro di me in platea mi ha sussurrato all'orecchio "O giovane, che si pòle vedere quarcosa anche noi?"
Grande successo per la Gasdia, acclamazioni per il regista. Non ricordavo altro, aiutato dalla superficialità della mia comitiva d'ascolto.

Poi, più maturo, la rivelazione della sua arte. In televisione guardando il Concerto di Capodanno.
Quel gesto. Sembrava che la musica nascesse sulla clavicola in forma di scintilla, si catalizzasse scendendo dal braccio alla bacchetta, ed illuminasse l'orchestra. In un processo fluido ed indistinto.
Fino alla sublimazione dell'ascolto del Rosenkavalier. Quanto di più perfetto.

Avrei pagato molto - davvero molto - per poterlo riascoltare, consapevolmente, dal vivo. Ed ora non potrò più.
Un bel supplizio, avere presenziato al sublime ma ancora sprovvisto di mezzi per capire. Quasi peggio che non avere assistito affatto.














lunedì, 19 luglio 2004, alle 11:09
se sia giusto sussumere tutto l'excursus di un compositore entro un'idea-forza (al limite con qualche sottocategoria).
Presto ci riconfronteremo su Mahler.




venerdì, 16 luglio 2004, alle 11:05
un'amica ha scritto il suo curriculum:
"(...) Realizza un proprio programma radiofonico con Roberto *** , amico e compagno di avventura, nonché poeta contemporaneo: un'ora della sera una volta a settimana per parlare di Rilke, Ben Jelloun, Nin, Mann etc. - il tutto accompagnato da tappeti musicali adatti al programma (...)"

Non ci ho dormito tutta la notte.
Mi sento quasi in dovere di scrivere qualche osso di seppia. O almeno qualche lisca d'acciuga.
Però la mia poetica marcisce rapidamente col tempo ai miei occhi
.
Proprio come il pesce.
Iniziai leggendo Rilke, ebbi l'imprinting del suo stile. Lungo, chiaro, una suggestione precisa per anime in difficoltà sulla metafisica.
Per carità, via l'ermetismo! Elegie, riferimenti diretti.
Ma Rilke era morto e quindi aveva buon gioco.
Un vivente deve curarsi anche di ciò che diranno al bar. Per questo diventa ermetico!
Scherzo, non era questo che mi frenava. Era proprio la mancanza di tessuto e linfa.

Sinceramente non credo sia possibile scrivere senza vivere intensamente.
E' sempre un messaggio rilkiano, questo, sta nelle pagine iniziali del Malte Laurids Brigge.
Vero, Tess - mi dicevi "ed allora Emily Dickinson?", ma la Dickinson (detta scherzosamente da alcuni amici cui al declamavo troppo spesso "la fioraia"), hai aggiunto pochi minuti dopo - "non mi dice più quanto mi diceva in gioventù".
Casualità?

Si organizzino dunque gite e crociere gratis al povero pseudopoeta.
O meglio poeta embrionale.
Diciamo che si sta tutto riorganizzando come forse farebbe un organismo appena concepito.
Ho un sacco di titoli in mente.
Titoli di volumi. Titoli di poesie. Proprio ieri ne ho annotati alcuni.
Ma sotto il titolo, niente.
Piano piano speriamo che la materia si aggreghi intorno all'idea.

Pazientemente, lascio che l'osservazione si alleni attraverso la forma dell'haiku.
Senza che niente di mio ancora confluisca sulla carta.
Non oso definire, finché non vedrò dei piccoli squarci punteggiati di luce nella spessa tela quotidiana.

Ed alla fine del curriculum sorse spontanea una domanda degli esaminatori:
machicazzè stu Roberto *** ????


































giovedì, 08 luglio 2004, alle 00:18

1.
oggi in un negozio fornitissimo...di tutto meno che di classica ho dovuto far salti mortali per trovare qualcosa di adeguato a rompere il digiuno recensorio.
Speravo nella contemporanea, ho optato per Telemann e Vivaldi.
La cosa più bella erano comunque le etichettature negli scomparti di ogni scaffale.
Le sinfonie di Mandelsen.
Ma soprattutto l'adagio di Aliboni. che qui è un cognome diffusissimo.
Tanto che un parente del "Maestro" (o forse lui stesso) lavora con me.
Mi è scappata una risata sul posto, pensando a quale potrebbe essere il "suo" Adagio:
"ci hanno pagato? ci hanno pagato? ci hanno pagato?"
Adagio in sol[-do] minore, dunque....

2.
non dovreste, o parabolati, perdere il vero e proprio film su Arnold Schoenberg (mi fa fatica mettere i puntini sulle o) in programmazione su Classica.
My war years, si chiama. E ne ho assaggiati pochi minuti.
Soprattutto fa uno strano effetto, per chi è impreparato, avere a che fare con figure che prorompono improvvise dallo schermo nell'atto di rispondere ad un intervistatore.
Perché queste figure si chiamano Alban Berg, Vassili Kandinskij, Alma Mahler...
E gli attori che li interpretano sono somiglianti a livello di clone.

Se Schoenberg giocasse a calcio, in quale squadra italiana avrebbe militato nella stagione 2003/2004?
la soluzione era basata sulla traduzione di Schoen-Berg...che ci porta dritti dritti a Terni.




















mercoledì, 07 luglio 2004, alle 23:42

Su Internazionale di questa settimana (pag. 69) trovo un estratto dal cartaceo di giugno di Gramophone.
E' un corollario perfetto del personaggio Bernstein.
Ed al tempo stesso rappresenta un aspetto, il secondo, della summa divisio tra teologia negativa e sinestesia.
Dove idea, etimologicamente, è visione.

Marin Alsop, giovane direttore d'orchestra e allieva di Leonard Bernstein, ricorda la sua esperiena di studio con il maestro scomparso nel 1990.
"Bernstein si accostava alla musica cercando la Grande Idea, le motivazioni del pezzo: non solo quelle emotive, ma una vera e propria storia. Quando preparavamo la terza sinfonia di Roy Harris, lui cominciò dicendo: 'C'è il nonno che prende il nipote sulle ginocchia e comincia a parlargli dei bei vecchi tempi'. Ovviamente si stava inventando tutto, ma secondo lui era questa la storia che Harris voleva raccontare. Probabilmente Lenny pensava che tutti avessero bisogno di una storia perché era lui stesso un grandissimo narratore. Ricordo una prova con la New York Philharmonic, con lui che diceva: 'Andiamo, non vorrete mica che vi racconti la storia di questa sinfonia di Haydn!', e tutti i musicisti dell'orchestra, vecchi leoni smaliziati, che imploravano come bambini: 'Sìì! Per favore!'. Lenny non aveva solo una Grande Idea per ogni pezzo, aveva una Grande Idea per ogni compositore. Per Brahms, per esempio, era 'il silenzio': è un tipo di cosa che detta da un altro suona banale, ma con Bernstein funzionava".

Esercizio: riferire al sottoscritto, e confrontare insieme, le proprie personalissime Grandi Idee  sui  pezzi favoriti.

Inizio io?
Bene.
Bruckner, scherzo della settima sinfonia: vitelli che saltano steccati.
Mahler, inizio della prima sinfonia ("Titan"):  il Pozzo dei Giganti dell'Inferno dantesco, col corno di Nembrot in lontananza.
Mozart, finale della sinfonia n.41 ("Jupiter"): apoteosi in uno sciame di meteore.
...


















martedì, 06 luglio 2004, alle 12:44
un articolo carino da Lisbona