Che non è l'equipaggio russo del K2, ma un compositore che sinceramente non conoscevo.
Binario parallelo ai più famosi "Cinque", prosegue in quello che vuole essere l'oggetto dei questo post: la proposizione in forma orchestrale di melodie e temi popolari.
Nel suo caso, caucasici turchi georgiani etc.
Ivanov non è a mio giudizio un compositore interessante. Possiamo chiamarlo un compilatore, ma non è questo il punto. La sua musica non solo non apporta, ma addolcisce, annacqua l'asprezza vorrei dire genetica delle melodie popolari al confine eurasiatico.
Mi torna costantemente in mente il magistero compositivo di Bartok, che invece fa implodere i temi popolari, ovvero li ripropone ogni volta con una sempre maggiore espansione, aprendoli come una fisarmonica o un ventaglio (questo è un apparentamento d'immagine molto usato) ed inserendovi scale pentatoniche, modulazioni lidie doriche etc.
Pensate ad un ramo in primavera, la corteccia si spezza in più punti e prorompono le gemme.
Più difficile mi sembra capire se sia giusto introdurre un giudizio di valore su quella musica che fa uso di temi popolari, rispetto a quella che elabora "ex novo".
Si rischia infatti, in maniera accusatoria o difensiva, di arrivare a giudizi come questo, che sinceramente mi sembrano provocazioni da loggionista, assolutamente acritiche e non so quanto fondate sull'analisi - restando in Bartok, del Concerto per violino o della Musica per archi celesta e percussione.
Il ricorso (termine volutamente generico per quantità e qualità) a temi popolari è sicuramente un portato anche di determinate ideologie ed antropologie, non solo musicali, che caratterizzano la storia della musica ma anche la musica nella storia.
La grandezza di un compositore deriva solo dal fatto d'ascolto. O dalle induzioni che ogni ascoltatore individualmente ricava.
Stavo dunque per cadere in un tranello.
Quello che poi spesso rende la musica classica elitaria e lontana nella sua percezione...




