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Questo blog vi genera dipendenza acuta? vi piace?? o secondo voi dà nuovi contenuti al termine sadomasochismo???
Lasciatemi comunque un segno del vostro passaggio...
[problemi? Leggi qui]

domenica, 31 ottobre 2004, alle 02:43

sono le due e quaranta, esattamente come un'ora fa.

Diversione sul jazz. Nell'aria, virtuosismi di Michael Petrucciani.
Strano, gira solo sul lettore del pc. Sembra che questo disco stia rovinandosi rapidamente. Forma dismetrica, strane macchie bianche sull'esterno.
Quasi riflettesse la fragilità corporale, di silicio, del grande pianista.

Non è il solo. Due cd, uno di Claudio Arrau ed uno di Celibidache si sono "ingialliti a morte". Il secondo non va più (era il Requiem di Mozart registrato dal vivo a Torino negli anni '60), il primo ha perso gli ultimi minuti dell'ultima sonata per pianoforte di Beethoven.
Insomma si pone drammaticamente il problema della degradabilità del supporto cd. Come testimoniato qui.

Pian piano, una volta sistemate faccende prioritarie, cominciando dai cd più graffiati e pericolanti, opererò un backup su HD esterno delle cose musicali da salvare.
Una specie di scialuppa autoreferenziale con immagine del sistema operativo, software di lettura, tracce audio ove possibile in formato lossless.
Sono indeciso per il sistema di codifica - Monkey's audio mi sembra attualmente dare maggiori risultati in termini di performance (almeno con Winamp); FLAC ha il vantaggio di avere maggior attenzione per l'outsourcing, il che renderebbe superfluo backuppare sistema operativo e lettore e dà più garanzie per il futuro.
Accetto suggerimenti.















sabato, 30 ottobre 2004, alle 01:31

tramite IAMC vengo a sapere che Anne Sofie von Otter, celebre mezzosoprano che ha avuto la bravura e la fortuna di cantare il Rosenkavalier con Carlos Kleiber sul podio, e che ogni tanto avete ascoltato anche in Sibelius a commento sonoro di queste pagine, uscirà ad anno nuovo con un disco in cui interpreta... ehm... gli Abba.
Leggo che il pianista con cui lei incide i lieder, Bengt Forsberg, ha cercato di dissuaderla ma lei niente.
Leggo soprattutto che il disco avrà l'etichetta deutsche grammophon.
Mi do un pizzicotto ma ... carta, anzi pagina web, canta.

Allora mi rattristo per gli Abba e per l'etichetta.
Perché il mio è proprio un intento opposto a quello apparente di fare lo schizzinoso classicista - credo che gli Abba canteranno Dancing Queen o Fernando o Mama mia o qualunque loro canzone sempre meglio di ogni cantante lirico.
Secondo me è già problematica una cover, figuriamoci invadere l'orto altrui!
Quanto al fatto che l'etichetta di riferimento per la musica classica si presti ad una simile operazione, magari al modico prezzo di venti euro a cd, esso merita di essere bollato con una secca parafrasi lucreziana, per cui l'inopia, cioè la congiuntura infame, la mancanza di lira, è come la religione che spinse i Greci al sacrificio di Ifigenia per vincere una guerra. Tantum inopia  potuit suadere malorum.

Per chiudere, "I am not a Bocelli". E te pareva!













sabato, 30 ottobre 2004, alle 01:02

Oltre a linkarmi un'approfondita scheda dello spettacolo appena visto, utile massimamente per chi è in dubbio sul Teatro India a dicembre prossimo, Tracciamenti - spero benevolmente - mi rimprovera per la mia sopravvenuta monomania luziana, e mi esorta almeno a dare la giusta attenzione al Simone Martini "autentico", cioè ai suoi capolavori figurativi.
Non sa che la sua Annunciazione, all'interno del polittico conservato agli Uffizi, è stata oggetto di mia ammirazione a più riprese - a cominciare dal ricordo di quando portai la Sala 15 all'esame di terza media. Ovviamente mi soffermavo anche sui lavori delle sale precedenti.
Questa pittura è emozionalmente complessa. La spazialità emotiva è espressa dal ritrarsi della Vergine Maria. Ma l'espressività del volto è già protesa verso l'assimilazione dell'emozione in un contesto superiore, fatale ed ultraterreno. Le fessure degli occhi sono già consapevoli della portata della missione, e contengono l'ecce ancilla domini.
Emozione e sua sublimazione.
La cosa che da sempre mi colpisce di più è proprio l'eternarsi della parola sullo sfondo dorato. Essa acquista una sua dignità figurativa nel farsi Vangelo, e segna il movimento dell'opera dall'eternità già in sé della creatura angelica, a quella rivelata di cui è investita Maria.

Per quanto concerne le altre vette martiniane (Siena, Louvre, Assisi etc.), dovrò ripassare un poco.









venerdì, 29 ottobre 2004, alle 11:30

Ho il dubbio se consigliare a voi romani ed appassionati in genere di recarvi al Teatro India il 5 o il 6 dicembre per assistere al Viaggio di Simone Martini, come ho fatto io ieri alla Pergola (vedi post del 22).
Se dovessi stare alla bravura ed alla professionalità della compagine teatrale non avrei indugi per la positiva. Si tratta di un cast eccellente, preparato, solido, cristallino. Accanto al "nome" Riondino che funge da narratore, gareggiano in egual misura tutti gli attori, da Sandro Lombardi, straniato nella mente dilaniata del pittore, a Clara Galante (donna di rara fascinazione).
La regia cerca di essere stimolante ed estrinseca, anche con un sottofondo musicale che va dagli assolo vocali della bella Clara, a Eminem, a Bang Bang nella versione di Nancy Sinatra da Kill Bill 1, accenni di Stravinskij (le marionette di Petruska), e un bandoneon ad accompagnare costantemente il viaggio.
Anche il prezzo del biglietto è decisamente praticabile.

Il punto è "può Luzi essere teatrale"? O invece la sua poetica necessita di restare in se stessa, o meglio di aderire con tempi assolutamente soggettivi al suo destinatario.
Un passo particolarmente indicativo a mio avviso della poetica del Maestro sta a metà dell'opera: Non ha senso l'istante. Ne ha il tempo, / ne ha la misteriosa / continuità di esso...
Misteriosa continuità. Quindi continuità ossimorica, non lineare, altrimenti non sarebbe misteriosa. Tempi lunghi dunque, non istanti, ma insondabili nella loro essenza....
Mi chiedo se il teatro può rendere questo o in qualche modo sia irrinunciabilmente istante e misura (in quanto pre-interpretazione) rispetto ad una poetica che come ha detto Giorgio Ficara durante i lavori celebrativi, è spesso volta alla dis-misura della creazione.
E' difficile pensare ad una poesia che più di quella di Luzi necessiti del minor numero di intermediari tra sé ed i sensi del suo destinatario.
All'inizio della piece un vecchio (forse il Poeta) legge la prefazione ad un altro vecchio (forse Simone), il quale occasionalmente, battendo il bastone a terra, lo induce a riprendere la lettura qualche parola più indietro. L'intellegibilità luziana si comporta per me come quel bastone.













giovedì, 28 ottobre 2004, alle 12:06

Stefano Verdino, curatore del Meridiano dedicato a Luzi, ha moderato il dibattito per le celebrazioni in Palazzo Vecchio ed ha detto a mio parere molte tra le cose più suggestive.
La più interessante è stata l'avvicinamento della poetica luziana alla musica di Vincenzo Bellini. E ciò "per il suo immediato cromatismo", sulla scorta dell'incipit di una delle prime poesie, Serenata di Piazza D'Azeglio: Il fantasioso viale / voga nella sua nuvola verde...

Pur nelle diverse fasi creative del Poeta, non ritengo azzeccato questo avvicinamento. Ho una idea della poetica di Luzi giocata sulla lunghezza, sull'essere la sua poesia come un'onda, che trova la sua forza nel suo tutto piuttosto che nelle sue particelle elementari.
Invece la musica di Bellini avvince immediatamente già nel microcosmo di poche battute, nella purezza dei suoi temi, e la durata delle sue arie mantiene l'incanto iniziale, ma non vi aggiunge niente.
Luzi ha bisogno di svolgersi e svilupparsi, di spazio e di tempo, di cantarsi con lentezza.
In questo senso ritengo più consono avvicinarlo ad un compositore estone contemporaneo che ne condivide molti tratti. Semplicità melodica, lentezza o comunque misura, persino l'ispirazione religiosa come matrice di molta produzione.
Leggete Luzi con un bel disco di Arvo Part in sottofondo. Io amo molto la sua terza sinfonia, ad esempio, presente in un bel disco DG del 1999.

[un sito su Part molto ben realizzato]












giovedì, 28 ottobre 2004, alle 10:57

Per la serie "cose di cui è fregato molto a molti", ieri era il cinquantenario della scomparsa di Franco Alfano. Musicista del Novecento noto soprattutto per aver completato la Turandot con un finale che per quanto ci si sforzi non riesce mai a suscitare enormi consensi; io stesso - come ho già avuto occasione di scrivere - sono maggiormente attratto dall'operazione ricostruttiva di Luciano Berio. Che peraltro deve molto al finale alfaniano, in alcune linee melodiche essendo pressoché immutata.
Ma Alfano ha anche una sua personalità di spicco, ed ha dato luce a partiture rilevanti quanto obliate.
Paolo Isotta, sul Corriere di ieri, apre la sezione culturale cercando di rendere giustizia al compositore che a sua detta rappresenta l'apice della creatività musicale italiana del Novecento (almeno del primo), assieme ad Ottorino Respighi.
Con uno stile ahimé assai poco divulgativo, Isotta tratta in modo mirabile l'arte compositiva di Alfano, evidenziandone d'un tempo la vicinanza alla tradizione mitteleuropea, l'attenzione alle realtà musicali extraeuropee, il contenuto innovativo.
Tutto quanto sembra mirabilmente sostanziarsi in un'opera capolavoro, la leggenda di Sakuntala, che presenta grandi affinità col gigantismo orchestrale del primo Schoenberg (Gurrelieder, Pelleas und Melisande) e dell'ultimo Richard Strauss (Sinfonia delle Alpi), insieme all'intrinseco sviluppo di un rapporto - per quanto possibile - con la musicalità indiana ed asiatica, e a procedimenti di trasposizione tonale che accomunano Alfano ad un esponente del Novecento francese che ha conosciuto il giusto tributo ai suoi meriti con grande ritardo, Olivier Messiaen.
Conclude Isotta scandalizzandosi per la mancata attenzione a questa ricorrenza, da parte di Venezia e Napoli, luoghi legati al compositore ed alle sue opere, ma soprattutto di Milano, per rimediare post mortem allo schiaffo toscaniniano del pubblico spregio del primo Finale della Turandot - commissionato al compositore e poi platealmente omesso nella prima rappresentazione scaligera.

Ho confidato troppo nella versione internet di questo articolo che poi, giunto a casa dopo averlo letto, non ho trovato, spero di rintracciarlo per voi nei prossimi giorni.
A margine, dico da un lato che il disinteresse mediatico per l'Alfano non-Turandot ha riscontro anche nella penuria discografica. Su Amazon o Iperdue possiamo trovare un'altra opera alfaniana, Risurrezione (da Tolstoj), che però presenta meno spunti di originalità, essendo più pedissequamente legata alla tradizione verista.
Peraltro le basi di Sakuntala ebbero parzialmente impiego nel finale pucciniano, ascoltando il quale le impressioni di Isotta possono essere avvalorate soprattutto nella prima delle sue asserzioni, la vicinanza ai grandi esponenti europei.
Come nelle citate composizioni, si avverte una urgente necessità di espressione che ormai travalica i mezzi tecnici a disposizione, ne è ingabbiata, ed i suoi "movimenti" pur sinuosi ed affascinanti, diventano a lungo andare ridondanti.
Questo è il preludio, l'antecedente logico alla svolta novecentesca dell'atonalità e poi della musica dodecafonica.
La vita di Schoenberg e la sua parabola artistica testimoniano sulla viva pelle questa crisi e questa svolta.
Pensandoci bene, anche lo snodo (ri)costruttivo della Turandot - e la possibile sequenza di ascolto Puccini / finale Alfano / finale Berio spiegano assai bene il processo evolutivo (o involutivo, questione di gusti) del fare e sentire la musica durante il Novecento.
















mercoledì, 27 ottobre 2004, alle 00:41

Mi fa molto piacere ricevere per posta l'invito di Ljuba a visitare il suo blog. Imperniato - e con estrema eleganza di esiti - su una poetica a me cara.
Non sono un fanatico della cultura giapponese, ma ritengo l'haiku qualcosa di valido esportabile. Attraverso la sua pratica, si recupera o meglio si mantiene costante un rapporto con la Natura intesa come altro da sé. Quantunque noi stessi siamo parte della Natura e quindi anche le nostre sensazioni possano ben rientrare in questo componimento e fondersi col tema naturistico.
Ho fatto ricorso all'haiku nei momenti in cui mi serviva una forma di distacco emotivo/morale/elegiaco (almeno apparente). Ogni volta che c'è urgenza di scrivere, orientiamo la nostra penna in rapporto ad alcune stelle fisse - ne siamo incommensurabilmente (equi-)distanti o vicini. Una di queste costellazioni è almeno per me data da ciò che ci circonda ed in un certo senso ci annulla dardeggiando la bellezza della creazione.
Per capire meglio cosa si intende per haiku basta una ricerca su Google, ne trattano molti siti.
A titolo squisitamente personale, ritengo che la quintessenza dell'haiku stia in tre canoni classici: struttura 5-7-5 sillabe; pertinenza "descrittiva" di temi naturali, almeno come punto di partenza; contrapposizione soggettiva nel componimento.
Spesso peraltro quando indugio a crearne qualcuno cerco la sinalefe tra due versi consecutivi, ovvero di farli combaciare con due vocali: si crea così, leggendo, un'elisione, ed il binomio di versi viene riportato dal dodecasillabo all'endecasillabo, che ha un maggior potere di "scivolamento".

Ljuba scrive ottimi haiku (o haikai)
Un altro pregevole intagliatore, con cui ebbi occasione di scambiare qualche veduta ai tempi d'oro di IAP, è Piero Donato, che più che in questa pagina, formalmente troppo libera, apprezzo nelle prove sottoposte proprio al newsgroup, con il nickname di Kevenh.

martedì, 26 ottobre 2004, alle 23:38

comunicazione importante a carattere altamente tecnologico (informatiho a ppalla, direbbe sff).
se volete anche voi impiantare sul vostro blog di splinder il dettagliatissimo (e gratuito) servizio statistico eXTReMetracking dovete tener conto di una particolarità del template editor di splinder, il quale - essendo basato su WYSIWYG, cioè l'acronimo di cui al titolo - si mangia i backslash ( \ ) presenti nel codice da incollare, invalidandolo di conseguenza.
Rimedio che ho faticosamente e per tentativi trovato oggi. Dopo aver incollato il codice nel punto in cui volete l'icona, inserite altri tre backslash nei punti in cui ne è presente uno, mettendone quindi quattro in fila. Premuto il bottone, salva modifiche, vedrete che ci sarà un solo backslash, sufficiente per validare il codice e far funzionare il contatore.
Ovviamente per ogni futura modifica del template, non solo relativa alla parte del counter, dovrete ripetere questa semplice operazione.

Enjoy.










domenica, 24 ottobre 2004, alle 12:34

Detto che Mozart fa davvero bene all'anima, affermo con domenicale sfuggevolezza che questo kit di pronto intervento da me acquistato giovedì, come già accennato, spicca per sobrietà e morbidezza dei toni. Una interpretazione veramente raffinata, accurata ed impeccabile a livello di amalgama orchestrale, e soprattutto confacente al mio modo di sentire Mozart, che ho già più volte accennato come assai problematico e su cui non voglio ripetermi.
Il carattere più suggestivo di questa lettura è quello di non eccedere mai nello sciogliere le briglie all'orchestra, restituendoci un'aura viennese e un compositore, seppur spensierato, mai grossolano. Tanto più rimarchevole quanto più ci troviamo in un ambito - quello delle Serenate e dei Divertimenti (e danze, musica da ballo etc.) - formalmente aperto ad ogni tipo di sfrenatezza direttoriale del post-Amadeus.
Assolutamente consigliato.





venerdì, 22 ottobre 2004, alle 02:05

quattro stanze dal luziano Viaggio terrestre e celeste di Simone Martini, come è stato letto mercoledì sera da Sandro Lombardi, Poeta e protagonista della mise en scene della prossima settimana al Teatro la Pergola.

OLOFERNE?

Attento. Non aprire.
                                Chi suona
e dice al vocafono il suo nome
non è lei veramente,
non è colei che credi
e per antica tenerezza
aspetti
           sempre
un poco trepidando,
                               balsamo,
                                             diurna
iniezione di luce e vita
                           che a te
da te profusa
                     ritorna con più gaudio,
è una tenebrosa clitemnestra,
                                            tiene a mala pena
celata la mannaia
che si abbatterà sulla tua nuca
schiantando testa e scheletro,
devastando in se stessa
                                    il tuo sogno passato,
la tua fede, la tua carità.
Non aprire! Non aprire!

Ora che hai aperto dissanguati,
agonizza come deve un uomo -
ma è più di quanto
                             la sua animalità ricordi.

*          *          *

Nera croce a cui era
inchiodato per mano di sicario
e di proditoria amante.
Aria... dov'era
l'aria? Non ce n'era
sotto il cielo,
non vigeva, lei,
aria, in nessuna plaga.
Rientrata nelle crepe,
riassorbita dai pori
delle mura e della pietra?
Non c'era l'aria, c'era
la totale mancanza
di lei e del respiro
della vita ritirata
nel buio delle viscere
risucchiata dal gorgo
della perdita. Forse dell'origine.

*          *          *

La donna del sicario
che qui era di casa
come amata e come figlia
involgarita nell'anima,
profanata nella carne
disarma il desiderio,
devasta fede e sogno.
Ma attento! guardati, ti prego:
essa, buio rottame,
galleggia in una broda
di mezze verità e di menzogne
t'insidia con calcolato affetto,
conta, oh non a torto, sulla tua
creaturale carità. Guardati, guardati!

*          *          *

Via, chiudere nell'involucro quei fogli,
fissarli nel fermaglio, allontanarli
da sé. Arriva il far del giorno,
a gara si alternano le
aubades.
Le ascoltano tutti, unificati dal canto.