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Questo blog vi genera dipendenza acuta? vi piace?? o secondo voi dà nuovi contenuti al termine sadomasochismo???
Lasciatemi comunque un segno del vostro passaggio...
[problemi? Leggi qui]

sabato, 29 gennaio 2005, alle 09:42

Segnalo la sei giorni pianistica in oggetto che si terrà a metà febbraio all'Istituto Francese di Firenze, in piazza Ognissanti (programma). Tra i solisti, in duo anche il direttore dell'Istituto, Jérome Bloch, che in estate termina il suo mandato. Speriamo che chi lo sostituisce ne condivida l'interesse per la divulgazione della classica.

sabato, 29 gennaio 2005, alle 01:23

è difficile per un musicofilo resistere al fascino dei wallpapers "monografici" in questa pagina (e nelle circostanti). Salve le inspiegabili ciofeche realizzate per i sommi JSB e LvB, i restanti sono davvero ben realizzati, coi soli difetti di essere a volte un po' retorici e sempre molto "carichi", cioè di non lasciare che pochi spazi vuoti ove poter collocare le (peraltro nel mio caso ideologicamente inutili - smile) icone lavorative.
Insomma, vado per scaricarmi lo sfondo di Vivaldi (scelta casuale) nel pc dell'ufficio. Vedo che è un executable. Uhm. Sarà perché ci sono anche cursori iconcine e suoni - di cui mi frega meno? Beh, procediamo lo stesso, c'è lo scudo antivirus inserito.
Intanto, un sacco di richieste di adesioni a servizi pubblicitari e pop-up "to keep the wallpapers free". Declino tutte le declinabili, conscio che comunque dovrò sfrondare un po' di ciarpame dal pc.
Poi, un bel (figliuol di) trojan intercettato e fatto fuori dal norton durante l'installazione. Lo stop impartito al setup mi consente comunque di individuare la directory con lo sfondo, incollarlo da un'altra parte, e rimuovere con concitazione tutto il resto. Ovvero il programma applicativo, un sacco di data miners e di spyware...
Ora il prete rosso fa la sua bella figura sul mio schermo e le scansioni virali risultano negative. ad-aware ha poi fatto massicciamente la sua parte.
Ma è comunque una cosa sconsigliata a chi non riesce a rimanere "cool" di fronte ad un improvviso virus alert.
Provateci pure se volete, ma mi raccomando un resident shield attivo, che sia norton o, se cercate il freeware, un buon antivirus equivalente e aggiornato nelle definizioni (io uso questo ma c'è anche questo).

venerdì, 28 gennaio 2005, alle 00:28
Che il giorno della memoria diventi impegno e coscienza per ogni altro giorno.

mercoledì, 26 gennaio 2005, alle 01:59

[da una corrispondenza]

...ho appena finito di scaricare [da Karadar.com] l'op.24 nella interpretazione di Solomon (registrazione del 1941)...

Hai ragione, ci sono delle variazioni davvero difficili (anche Solomon sembra perdere il filo [della chiarezza espostitva] ogni tanto), a me piacciono molto la seconda ("animato"), la quinta e la sesta che formano una specie di binomio, la ventesima e la ventunesima (sognanti), la ventiduesima che si stropiccia gli occhi.
La fuga poi è un compendio dello stile di Brahms, trattata con personalità - con quanta austerità che sottende pessimismo verso la stessa!
La musica di Brahms è musica del non troppo, del dolceamaro, del fermarsi un attimo prima del pessimismo totale, c'è sempre questa sublime melancolia.
Scrissi qualcosa di simile sui suoi trii...

lunedì, 24 gennaio 2005, alle 15:17

 il secondo ciclo beethoveniano, di fine millennio, interpretato da Claudio Abbado inizia a proporsi alle mie orecchie col cd della settima e della ottava.
Quelle che seguono sono poche note successive ad un ascolto raffazzonato alle casse del pc! Ma voglio cogliere per quanto possibile la immediatezza delle mie impressioni.

L'utilizzo di una nuova edizione critica delle sinfonie (Jonathan del Mar, pubbl. Bärenreiter) è il pretesto per conferire a questa integrale il valore aggiunto di eliminare molte "incrostazioni" dovute alla prassi esecutiva. Dal canto suo, l'organico utilizzato varia significativamente in base alla sinfonia interpretata, quasi (con l'eccezione di prima e sesta) avvalorando quel mio azzardo classificatorio tra sinfonie dispari e pari di LvB. Infatti le dispari eccetto la prima hanno una maggior consistenza orchestrale, le pari eccetto la pastorale annoverano un'orchestra quasi cameristica.
Giuro che quando scrivevo, l'altra volta, non lo sapevo!
Tornando al punto, non ho ovviamente l'estrema competenza per illustrarvi nel dettaglio tissutale questo lavoro di restauro - osservo solo con un certo stupore - in quest'ottica di ripulitura - la sopravvivenza dei "da capo" (esempio primo movimento dell'ottava) che a mio avviso può essere filologico ma pur sempre orpello è: e le scelte del primo Karajan in Mozart o dello stesso Mitropoulos di cui parlammo confermano che non si tratta di una sensazione isolata.

Veniamo, come più mi compete, alle sensazioni del puro ascolto.
Si tratta di interpretazioni fortemente vitali, che esprimono connotati di forte energia e di ruvidezza. L'orchestra dei Berliner è quanto di meglio si possa avere, e lo dimostra appieno conferendo a queste visioni per certi aspetti debordanti di forza la padronanza necessaria a non andare sopra le righe.
La settima sinfonia riceve una lettura coerente con quella "apoteosi della danza" che Wagner ci vide. Già la introduzione (poco sostenuto) contiene tutti gli elementi del vivace successivo. Siamo lontani dalle lande introspettive (semi di morte nella gioia sfrenata) di un Furtwängler - che invece compiva un iter diametralmente opposto - o dalla felicità formale (in tutti i sensi che si vogliono dare al termine) di Carlos Kleiber.
Potremmo definirla una lettura primordiale, e ci resta l'arduo compito di giudicare il sottile confine tra energia e fretta, tra vitalità e trascuratezza.
Va tenuta in buona considerazione anche l'ottava sinfonia, che sicuramente recepisce molto della lezione di Arturo Toscanini, con il valore aggiunto della assai più elevata qualità orchestrale dei Berliner rispetto alla NBC Symphony. A ben vedere però le due letture hanno ancora un distinguo.
Toscanini risolve il "dubbio di collocazione" dell'ottava disimpegnandola senza troppo indugio, creando così una iato profondo con le contigue settima e nona, ma è lo stesso in grado di recuperare, nel primo movimento, una matrice autenticamente anticipatoria, "brahmsiana" in alcuni passaggi chiave (per esempio le corrusche figure di collegamento nella esposizione, che ci rimandano quasi letteralmente alla Quarta di Brahms).
Questo aspetto manca curiosamente in Abbado, peraltro molto convincente nel colorare questa sinfonia, per quanto possibile, delle stesse tinte della quinta.

In sintesi da queste due sinfonie "abbadiane" risulta una estrema coerenza in chiave sistematica, cioè di sviluppo logico dell'intero pensiero musicale beethoveniano, ma forse qualche pecca in chiave di indagine interna profonda.
Tutto l'ascolto sembra comunque costituire un ponte verso la Nona sinfonia, un vettore che si sviluppa sin dalle origini della scrittura sinfonica per portare alla immensa opus 125. Detto che l'ottava può forse, più della settima, essere annoverata tra le interpretazioni di riferimento aspetto il nostro al varco della Corale.

lunedì, 24 gennaio 2005, alle 13:41
 salvo questa citazione di Michaux tra le hits dell'anno incipiente.

giovedì, 20 gennaio 2005, alle 16:17

l'integrale sinfonica di LvB interpretata da Leonard Bernstein a capo dei Wiener Philharmoniker (Deutsche Grammophon, cofanetto medio prezzo) è giustamente una delle più celebrate. Ad un ascolto attento, il particolare più curioso che mi colpisce è quello per cui il giudizio maggiormente positivo si ha per le sinfonie a numero pari!
Proviamo a ricercare i motivi di questa preferenza.
Quella di Bernstein è una lettura che giustamente fa leva sulla straordinaria qualità sonora della compagine viennese. Il suono è quanto mai corposo ma senza perdere in raffinatezza, la percezione di tutte le componenti orchestrali rimane sempre chiara lungo ogni movimento. E' un ascolto di indubbio gradimento e fascino, per non dire sensualità.
D'altra parte - a dispetto dei messaggi contenuti nelle note e improntati tutti sulla ricerca della universalità del linguaggio beethoveniano - sembra che il grande direttore intenda lavorare più sull'estrinseco che sull'intrinseco, più in superficie che in profondità, più di pialla che di scalpello. A ciò dobbiamo aggiungere un cromosomico americanismo che comporta un quasi palpabile senso di compiacimento, o in certi casi di candido stupore di fronte ad alcuni risvolti dinamici.
La risultante è una meravigliosa attinenza e proprietà nelle sinfonie in cui la ricerca dinamica e cromatica, pur nella novità del linguaggio, è in primo piano, ed invece un senso di opulento attrito e di distacco in quelle in cui è più marcata una tensione intrinseca del materiale sonoro, del suo trattamento e sviluppo - in breve quando il quid richiede maggiore attenzione del quomodo.
A mio giudizio è possibile operare grosso modo una bipartizione - comunque problematica e da approfondire - in questo senso tra il Beethoven "pari" e "dispari".
La seconda e la quarta sinfonia (tra l'altro, accorpate in un solo cd) vedono in Bernstein un interprete di spicco.
Nella seconda sinfonia, la ancora marcata (e maggiore a mio giudizio che nella "prima") adesione agli stilemi del proprio maestro, Franz-Joseph Haydn, nega ogni soluzione di continuità al giudizio positivo sull'arte direttoriale di "Lenny". che da grande esegeta Haydniano tout court muta con naturalezza in grande esegeta del Beethoven Haydniano.
Un autentico esercizio di maestria nel controllo delle dinamiche orchestrali è invece la quarta sinfonia, leggera e nobile come poche altre volte, con la sola quasi impercettibile pecca di un'eccessiva presenza degli ottoni nel secondo movimento.
Per l'ottava sinfonia - su cui ritorneremo in rapporto ad altre interpretazioni - possiamo dire che la sua problematicità è per gran parte legata al suo trovarsi incastonata tra settima e nona, ovvero tra due opere in cui massima è la ricerca contenutistica. Eccettuato in parte il primo movimento che contiene interessantissimi spunti che potrebbero dirsi propedeutici all'ascolto di Brahms, l'interpolare tensione ed innovatività nell'ottava deducendole dalle due vicine mi sembra un procedimento forzato. Quindi la lettura di Bernstein anche qui coglie nel segno.
Ho lasciato per ultima la sesta sinfonia che costituisce una piccola diversione dal nostro discorso, ma senza svalutarne le conclusioni.
Qui la personalità di Beethoven emerge più compiutamente e la forza della elaborazione tematica domanda una forte attenzione. Nondimeno il carattere "a programma" della partitura  - corroborato anche dalla visione "arcadica" e colta, cioè filtrata dalla letteratura, della reltà campestre - sembra reclamare una lettura emozionale imperniata su senso, descrizione, sensazione, reazione. In quest'ottica Bernstein è davvero impareggiabile ed anche quelli che possono essere inizialmente visti come limiti interpretativi (ad esempio un prosaico rallentare, quasi di bimbo a bocca aperta, del finale del primo movimento, o l'enfasi incontrollata dei timpani nel temporale) diventano estremamente coerenti. Sta di fatto poi che la leggerezza degli archi dei Wiener nel primo movimento di questa incisione è qualcosa di inarrivabile.

Un ciclo beethoveniano dunque che tra gli altri pregi ha quello di dar lustro a sinfonie a torto considerate "minori" (2,4,8). Ma, mentre in questo terzetto è lecito trovare ex aequo nelle letture di altri direttori (vedremo quali), è proprio la Pastorale ad imporsi come riferimento assoluto.

giovedì, 20 gennaio 2005, alle 14:39

non ho assolutamente resistito - adescato dalla recensione apparsa sabato a pag. 39 di Repubblica - a correre in libreria per accaparrarmi questo libro, che già dal primo capitolo si sta rivelando di un'arguzia annotatoria degna del miglior Flaiano.

Sono l'uomo più sfaccendato di Parigi. Credo che in questo possa battermi soltanto una puttana senza clienti.
Perché ho scritto libri? Un po' perché passati i quarant'anni non mi hanno più consentito di usufruire della mensa universitaria e qualche soldo a casa dovevo pur portarlo.
E poi perché scrivere è comunque una terapia.
Le consiglio di provare questo esercizio: quando odia qualcuno, quando le viene voglia di farlo fuori, prenda un pezzo di carta e scriva che X è un porco, un bandito, un farabutto, un mostro. Si renderà subito conto di odiarlo meno. E' proprio quello che ho fatto io. Ho scritto per ingiuriare la vita e per ingiuriare me stesso. Il risultato? Mi sono sopportato meglio, e ho sopportato meglio la vita.

martedì, 18 gennaio 2005, alle 11:43

 da Gardenia ricevo e volentieri pubblico:

Se siete interessati a un premio letterario, telefonate al n.0386/61159 (ore ufficio), n.0386/41861; n.0386/61519 e riceverete dettagliate informazioni sul Terzo Premio Nazionale di Poesia e Prosa Stagionalia, promosso dall’Università Aperta di Sermide, dal Lions Club di Ostiglia e dal Comune di Sermide (MN).
1) Il premio si articola in due sezioni:
Sezione A: poesia inedita in lingua italiana di massimo 30 versi. Le poesie presentate possono essere due.
Sezione B: racconto breve inedito in lingua italiana (max 4 cartelle, ciascuna di non oltre 30 righe).I racconti presentati possono essere due.
2) Il tema del premio è Stagionalia
3) Ogni lavoro dovrà essere inviato in 5 copie dattiloscritte, di cui una sola recante nome, cognome, indirizzo, numero telefonico dell’autore, firma autografa a garanzia dell’autenticità e per accettazione del regolamento. È ammessa la partecipazione ad entrambe le sezioni.
4) Gli elaborati dovranno pervenire al seguente indirizzo: Premio Stagionalia- casella postale aperta – 46020 Carbonara di Po (MN) entro e non oltre il 15 marzo 2005.
5) La quota di partecipazione è stabilita in euro 15, 00 per ogni sezione e va inviata tramite C.C.P. 24527244 intestato a Longhini Zibordi 46020 Carbonara di Po (MN); allegare al plico la ricevuta o fotocopia della stessa per l’avvenuto versamento.
6) Saranno premiati due liriche e due racconti, prescelti dalla giuria, il cui giudizio è insindacabile e inappellabile.
7) La commissione giudicatrice è composta da Matteo Collura presidente, Alberto Cappi, Grazia Giordani, Gianna Vancini.
8) I vincitori riceveranno i seguenti premi: euro 1.000.00 (mille) a ciascuno dei vincitori delle due sezioni; euro 500,00 al secondo classificato di ogni sezione. Sono previsti attestati e menzioni. Si prevede la pubblicazione delle opere vincitrici e segnalate.
9) La cerimonia di premiazione si terrà Domenica 29 maggio 2005, alle ore 16 a Villa Schiavi in Sermide (MN).
10) Dell’esito del concorso sarà data comunicazione, per mezzo di raccomandata, solo ai vincitori, e i premi dovranno essere ritirati personalmente dagli autori, o da loro delegati.
11) I lavori non saranno restituiti e il comitato si riserva la facoltà di pubblicare le opere segnalate.
12) La partecipazione al premio presuppone l’accettazione di tutte le norme contenute nel presente bando.

Auspico una bella ed amical tenzone tra splinderiani, zycroniani (?!?!) ed altri illustri frequentatori di questo blog.
Auspico anche che il ventinove ci sia dovizia di tortelli di zucca.
A tutti buona i(n)spirazione.

sabato, 15 gennaio 2005, alle 13:03

tracciamenti [sito > parole > ultimo post] sfodera la sua verve recensoria (e di fan) e spende parole d'entusiasmo per l'ultimo di Elvis C., che sembra ritornato alle cifre dei suoi anni d'oro (della sua età di mezzo, dice giustamente pop, ma il titolo enigmistico era troppo accattivante).