RSS 2.0 feed

Il mio profilo Iscriviti a questo blog

eMAIL: bobregularATgmailDOTcom

MEMENTO
LIBRI EPOCALI
R.R.Corsi - Divagazione, polemica e congedo

Tutto sul mio vizio di scrittura
esfoliazioni...
...e annotazioni
...mo' me lo segno!
risorse
neofeticismi

iPod playlist

GUESTMAP

Questo blog vi genera dipendenza acuta? vi piace?? o secondo voi dà nuovi contenuti al termine sadomasochismo???
Lasciatemi comunque un segno del vostro passaggio...
[problemi? Leggi qui]

martedì, 29 marzo 2005, alle 15:40

... intendo dire che ogni vittima sceglie il proprio carnefice e crea le condizioni del delitto, che risulta modellato su di sé, non sull'assassino. La vittima è legata al suo uccisore come gli astri al loro cielo. Così nel moto celeste, secondo Tolomeo, le apparenti inversioni dei corpi sullo sfondo del Primum Mobile si ricompongono nell'ordinato interconnettersi degli epicicli...

lunedì, 28 marzo 2005, alle 21:46

Joan Records - società olandese - è la vivente dimostrazione che si possono mettere sul mercato CD di qualità senza doverli pagare molto più del costo di produzione. A questa holding fa infatti capo l'etichetta Brilliant Classics, arcinota ai discofili perché raramente si trova un suo cd a più di tre euro e mezzo. Anzi spesso, cercando sull'ormai mitico 2001, si va sotto anche ai due.
Brilliant è anche piuttosto attiva (come
Naxos del resto) nell'accaparrarsi i diritti di distribuzione di case decadute. E' stato il caso della integrale mahleriana di Eliahu Inbal, acquisita dalla Denon; di questo cofanetto abbiamo parlato qua e là la scorsa estate, si tratta di un'integrale che quando uscì (fine anni '80) fece molto scalpore per la qualità tecnica ed esecutiva. Peraltro alcuni risultati (prima e sesta sinfonia, soprattutto) mi sono parsi un po' sottotono, mentre altre sinfonie sono interpretate in maniera davvero impeccabile (quinta e nona).
Altri case discografiche che a suo tempo avevano una certa fama e quota di mercato, e su cui ora Brilliant ha fatto opera di riproposizione sono la Nimbus e la Edel.
Proprio della Edel è l'oggetto di questo post: Brilliant ripubblica la integrale di fine anni '70 delle
sinfonie di Beethoven eseguite dalla Staatskapelle di Dresda (l'orchestra più antica del mondo, come si legge in nota), diretta da Herbert Blomstedt. Interprete, Blomstedt, di grande versatilità e professionalità, molto sottovalutato, forse per la sua riservatezza e scarsa attitudine ad esser personaggio.

Forte di un indistinto e generalizzato sentiment positivo rispetto a questo cofanetto, ero pronto ad additarvelo quantomeno come entry level. Costa solo 8,99 euro, valore raddoppiato dalle spese di spedizione, che però rimangono fisse qualunque sia l'importo dell'ordine. Un incentivo a darci sotto - se volete consigli per gli acquisti su Zweitausendeins, son qua.
Tuttavia , avendo ascoltato quattro noni della integrale, sono più cauto nella raccomandazione. La prima sinfonia è condotta con un certo accademismo e stanchezza; la Eroica, oltre a questo, presenta palesi incertezze di intonazione (ottoni) in alcuni punti del quarto movimento.
Ci si risolleva invece - e molto - con la quinta, che definirei più che buona ma sempre con appena una punta di cliché, senza scelte direttoriali che lascino sbalorditi – il primo movimento diretto da Karajan, bisogna riconoscerlo, è una pietra di paragone pressoché insostenibile per tutti. Per terminare con una Pastorale di esiti invece molto felici: leggera (senza il da capo del primo movimento) e accattivante.
Insomma, sono nel dubbio se consigliarvi l’acquisto o meno. Beh, restano fuori cinque importanti sinfonie, che non ho ascoltato… oltre a ciò il prezzo eccezionale mi farebbe propendere per la positiva. Ma con necessità di integrazione, almeno per prima terza e (forse) quinta.

lunedì, 28 marzo 2005, alle 16:00
Una incredibile breaking news di Repubblica - assassinato un baritono del Maggio!
Sgomento.

lunedì, 28 marzo 2005, alle 15:23

Dante aguzzò lo sguardo per capire cosa i guitti avessero disegnato al centro della fuga prospettica dei cerchi. Sembrava un fiore, una specie di rosa biancheggiante.
"Quello è il Paradiso, messere!" si sentì in dovere di chiarire l'uomo, che aveva seguito la direzione del suo sguardo. "Vedete i percorsi degli astri? I cerchi?".
Sembrava molto soddisfatto di poter aiutare un priore ad interpretare la complessità della scena. Dante gli lanciò un'occhiata gelida. "E perché c'è un fiore al centro dei cieli?"
"Oh, bella... Lì c'è Dio. Ecco perché!"
"E perché un fiore?"
"E perché no?" sbuffò l'altro.

A me I delitti del mosaico di Giulio Leoni è piaciuto, nel complesso. Non cercate una trama serrata nell'azione, che langue (il titolo è solo a fatica numeralmente fedele al romanzo); preparatevi a perdervi dietro speculazioni e cogitazioni quasi sempre errate; non tentate assolutamente di verificare rispondenze urbanistiche o anche dialettali. Ma c'è un Dante bello per il suo restare nella polvere; non solo - iconograficamente - superbo, ma in preda all'ira quasi in ogni pagina. E soprattutto assolutamente smitizzato nel frutto del suo ingegno, quasi che le astrazioni o i personaggi della Divina Commedia gli provenissero dai berci di strada e dalle altrui dicerie.

sabato, 26 marzo 2005, alle 18:54

si vede male, ma è proprio il nostro caro amico Amadeus - benché un po' indispettito con un nasuto violinista - che vi fa gli Auguri di Buona Pasqua... ai quali unisco i miei. Tanta serenità a tutti!!!

sabato, 26 marzo 2005, alle 01:39

tra i nuovi links da implementare (ed aggregare): un'arpista ed una pianista - un blog culturalmente olistico ed uno musicalmente onnivoro - persino una Schrott-addicted! (smile)
E la cara Rosina, pianista nel dedalo del Conservatorio palermitano, che ha iniziato le sue trasmissioni da poche ore...

Intanto Ruckert ci invita, con parole felici, a far risuonare nella stanza il Concerto per clarinetto di Mozart. Lo accontento proprio con la versione che lui stesso predilige: Prinz/Böhm.

venerdì, 25 marzo 2005, alle 00:54

Pasqua duemilacinque mi vede un poco acciaccato, una stancantissima tosse che fortunatamente mi ha graziato domenica scorsa in occasione del "Radu"no. Se avessi tossito come in questi ultimi giorni sarebbero legittimamente partite delle coltellate alla mia schiena... ed oggi non ero proprio in condizione di recarmi in Santo Stefano al Ponte Vecchio, ove erano in programma pagine sacre di Sofia Gubaidulina. Peccato.
Passerò questa ricorrenza immerso in "carte musicali": oltre a quelle già menzionate di Giancarlo Cardini, voglio parteciparvi quello che è forse l'abbinamento più capillare e strutturale nell'approccio tra musica e poesia che mi sia capitato, almeno recentemente, di osservare. E' opera di brianzolitudine, che è stato a stretto contatto lavorativo col grande Giovanni Raboni, e che in un suo blog "monografico" illustra i nessi tra endecasillabo ed atonalità, facendo addirittura riferimento a modelli personali (Schönberg, Berg) di sviluppo di  questa concezione.
Scorrendo superficialmente ho già notato alcuni aspetti da rimarcare, ma non voglio esser precipitoso.
Passando dalla atonalità al suo storico approdo, per chi di voi masticasse un po' di inglisc, segnalo come Kyle Gann stia ultimamente profondendosi sull'argomento musica dodecafonica, con la consueta competenza e verve. Qui un corposo intervento. E qui affronta il tema Dallapiccola, tema sanguinolento, poiché la tre giorni che si è avuta qualche mese fa a Firenze, con tavole rotonde musica da camera e quant'altro, è clamorosamente rimasta senza seguito nei cartelloni. Solo il capitano Nemo, come diceva un mio amico non proprio latinista (smile), fu profeta in patria!
Ci conforta comunque constatare un recentissimo impegno discografico verso questo compositore.
Chiudo ringraziando Marion, che è l'alter ego dell'alter ego di Vilaine Fille, per il suo benvenuto in perfetto italiano. Oltre ad essere un'attenta musicologa dallo stile accattivante, ha innumerevoli frecce linguistiche al proprio arco.

martedì, 22 marzo 2005, alle 15:52

e parliamone del concerto di Radu Lupu prima che immagini e suoni si arrugginiscano nella ondivaga memoria...

il grande Heinrich Neuhaus, nello scegliere i suoi allievi, doveva avere un debole per la dialettica di materia e spirito...Richter, un "beluga di cristallo" (cfr. un mio post della scosa estate) - massimo interprete del nostro tempo, Orfeo dolicocefalo e così docile sulla tastiera ed insicuro nella vita. Ed ora quest'homo Carpaticus, nodoso e brado, che si direbbe esteriormente propenso a far legna da ardere del piano che gli sta davanti, piuttosto che carezzarlo ed interrogralo di suasioni. Come puntualmente fa, seduto su una seggiola da moderna sala d'attesa, col tronco inclinato all'indietro, quasi nel terrore di ferire i tasti.

Bastano poche battute per percepire il tocco, quasi come un doppio passo di trequartista in area. Tocco; timbro. Una combinazione di leggerezza, soavità, intimismo. Questa è e rimane la costante di tutto il concerto, un filtro cromatico pastello attraverso il quale far sfilare le silouhettes dei tre compositori indagati lungo questa densa ed impegnativa domenica sera.
Il Beethoven già maturo delle 32 variazioni su tema originale Woo80 (1806) e quello (sulla soglia dell'ultima, formidabile tetralogia) della sonata n.28 op.101 (1815) convergono in una lettura ortodossa ma già dicharatamente favorevole all'espressione. Le variazioni assumono così predominante carattere lirico piuttosto che trascendentale (cfr. Gould): si potrebbe pensare che il passaggio stretto, la quartina veloce o dinamicamente sforzata, come spesso nella sezione centrale, sia per Lupu un'apnea affrontata con stoicismo (e qualche affaticamento) nell'attesa di un nuovo cantabile, quale quello della IX variazione la cui resa è ottima.
Anche dell'op.101 resta impresso l'incipit quasi di sonetto foscoliano, naturale ripresa del fiato e del discorso interrotto chissà dove e chissà da chi, mentre l'Alla marcia, così tipicamente beethoveniano nel suo slancio eroico, scorre come interludio centrale verso dinamiche più profonde.
Tra i due lavori la Sonata per pianoforte op.1 di Berg, che costituisce la più marcata e forte scelta interpretativa della serata: maneggiata con una lentezza a mia memoria inusitata, nella spasmodica ricerca di ogni sottosistema, di ogni intervallo che ne possa affermare il retaggio tardoromantico anziché la valenza sperimentatrice o, se si vuole, frustrata. Sebbene questo approccio, addirittura straniante nella esposizione (meno nello sviluppo) non mi convinca appieno, rimane l'originalità e l'arditezza della agogica e della concezione ad essa sottostante.
E' con Schubert però che si tocca il vertice. Ovvero con un compositore che  più di altri, alla fine dei conti, trova la sua cifra proprio nella leggerezza, nello spianato, nell'orizzontale (la divina lunghezza, nelle parole di Schumann). Una risultante della altrettanto indubbia componente tensiva. Una transazione.
Schubert e Lupu tendono a questo approdo nella fulgida prima metà della grande sonata n. 21 D960, i cui movimenti (molto moderato; andante sostenuto;  allegro vivace con delicatezza; allegro ma non troppo) suggeriscono grammaticalmente questa soffusa composizione di ossimori nel lieve. L'interpretazione di questi mo(vi)menti-clou della serata passa ancora una volta per una scelta di tempi votata alla lenteur, e da dinamiche smorzate con naturalezza; le frasi inquiete della mano sinistra nel primo movimento, ad esempio, lungi dal proprompere, spirano nel momento stesso del loro fiorire, piccole bolle d'aria in superficie.
Grande interpretazione, come forse solo Richter - che del resto trovo affine nell'approccio, coi suoi ventiquattro minuti del molto moderato iniziale.
E le dovute acclamazioni che portano all'encore: il secondo  dei momenti musicali D780 (l'andantino). Bella esecuzione anche questa, purtroppo segnata da una - ben avvertita in sala - distrazione iniziale; se esiziale all'intero brano, o neo sul viso di Cindy Crawford, è verdetto delle corde di ciascun ascoltatore. Tutti i - disciplinatissimi, chapeau - presenti in un teatro della Pergola pressoché completo avranno comunque preso atto di  una sonata schubertiana all'apice, di un Beethoven affidabile, e di una lettura di Berg che quantomeno ci restituisce l'idea forte di interpretazione - foriera di meditazione, discussione, ed anche, del caso, di critica. Come si conviene ad un solista che non sia mero "meccansimo sonoro" , ma "guida emozionale".

NOTA: la sonata di Berg come pure l'op.101 di LVB non sono ancora state registrate da Lupu, la cui lista completa di incisioni è qui su BlogNote. Speriamo che questo tour sia stato propedeutico, come spesso avviene, o funzionale al riempimento del gap - operazione a mio avviso alquanto interessante per Berg.

POST SCRIPTUM: "Perché, è successo qualcosa?" Il Corriere di Firenze - solitamente attento alla classica - non si è nemmeno accorto della serata, neanche in chiave di segnalazione; Repubblica ha segnalato ma non ancora recensito (ma Moppi, spero, rimedierà).

martedì, 22 marzo 2005, alle 00:36

da tempo mi soffermavo sulle sue note, lo studiavo come qualcosa di non sempre miscibile son me, ma capace di intuizione. Oggi mi giunge la notizia che mirrors non c'è più, ha fatto il salto spaziotemporale. Mai conosciuto, mai parlato con lui. Eppure mi sento diminuito nel comune sentire la musica.
La lunga lista dei suoi scritti, basati sull'ascolto e sul neurone viaggiante senza costrizioni. E la estrapolazione esistenziale che l'amica Q ha operato nei suoi confronti.

lunedì, 21 marzo 2005, alle 10:27

L'emblema di questa corporazione fiorentina passa idealmente nelle mani di Radu Lupu, che questa domenica ci ha allietato con un impegnativo recital pianistico alla Pergola. Scriverò più dettagliatamente, presto, della serata. Per ora faccio fatica a togliermi dalla mente la sublime leggerezza del tocco, dato costante della performance. Credo che questa qualità in particolare  sia un retaggio inarrivabile (tale da farmi dire di aver sentito il massimo in questo senso) del pianista rumeno. Che interpreta, propone e fa discutere, talvolta lancia impalpabili segnali di fatica o distrazione. Ma per tutta la sera si ha la sensazione di trovarsi di fronte ad un artista dalle potenzialità tecniche infinite. La sua lettura è come un filtro, un serico drappo di leggerezza e soavità : Beethoven scopre il gusto di potersi ogni tanto distendere; Berg si volge indietro all'ottocento come un innamorato con un piede già sul predellino del treno. E Schubert? Ah, Schubert è proprietà privata di Lupu. Marchio di fabbrica. Il "suo" Schubert, all'apice. Tanto da rendere quasi impossibile il commento.
Ma tenterò.

Auguri a Bach, intanto, sono 320 allo scoccar di primavera...

>>> che smemorato, è anche la giornata mondiale della poesia! auguri al poeta che è in voi. Farouche, tra gli altri, la onora con una lieve ed ardente stanza.