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Questo blog vi genera dipendenza acuta? vi piace?? o secondo voi dà nuovi contenuti al termine sadomasochismo???
Lasciatemi comunque un segno del vostro passaggio...
[problemi? Leggi qui]

venerdì, 27 gennaio 2006, alle 00:24
certo che anche tu, Wolfy, ne hai combinata una delle tue pure stavolta: compiere gli anni, per giunta 250, proprio nel giorno della memoria.... !
come dici? possiamo dividere la nostra giornata nel celebrare le tue creazioni senza scordare mai l'abiezione che siamo in grado di raggiungere? Vero.
In questo breve giro di ventiquattro ore ha luogo un vertiginoso dispiegamento di opposti. L'assoluto creativo e l'assoluta barbarie.
Teniamoli sempre bene a mente entrambi.
giovedì, 26 gennaio 2006, alle 12:37
apprendo ora, col consueto ritardo ma appena in tempo, che ibs.it , per festeggiare il ben noto anniversario, sconta del 10% tutto il suo catalogo mozartiano (650 cd, dvd, libri).
mercoledì, 25 gennaio 2006, alle 02:39
sfornare la canonica recensione della Turandot, che il vostro affezionato ha visionato questo martedì sera, sarebbe un mero esercizio di stile e ripetizione. E' davvero difficile scostarsi dal giudizio estremamente positivo dato dai più all'indomani della prima, tenutasi ormai cinque giorni fa.
Ed anche se si riuscisse a farlo sarebbe un torto alla moltitudine (recite esaurite) di appassionati che sono usciti da Teatro quasi tutti con aria di sfasamento postorgasmico.
In effetti gli ingredienti per godersela c'erano eccome. La regia le scene ed i costumi, made by Zhang Yimou & crew (regia ripresa da Franco Barlozzetti), sono come è noto datati 1997, ovvero quando lo sfarzo era ancora congiunturalmente possibile... ed il risultato appaga e quasi stordisce, cromaticamente e coreograficamente: se è  impossibile inferire da questo gigantesco apparato qualcosa di diverso rispetto alla interpretazione letterale, favolistica e "Cino-icon-oleografica", tuttavia il naufragar è davvero dolce in questo mare di suggestioni visive.
martedì, 24 gennaio 2006, alle 16:07
di Zubin Mehta per la sua città, mercoledì 1 febbraio. Inviti fino ad esaurimento da ritirare in biglietteria il giorno precedente.
Informazioni
lunedì, 23 gennaio 2006, alle 12:18
a Firenze oggi ricordiamo Gianandrea Gavazzeni, grande ed acuto direttore operistico scomparso dieci anni fa. Lo si fa soprattutto esaltandone le meno note qualità di compositore, accanto al sommo interprete ed al lucido osservatore.
Duplice appuntamento alla Pergola: tra poche ore (alle 14, 40) un incontro libero cui parteciperanno tra gli altri, Quirino Principe ed il mito Magda Olivero. Per chi non conoscesse quest'ultima, valga solo la leggenda per cui la Callas, ascoltatala nell'Adriana Lecouvreur appunto, non volle mai tentare la parte dell'eroina di Cilea non credendo possibile far meglio.
Questa sera, invece, concerto con prime esecuzioni assolute di musiche del Maestro (oltre che di Martucci e Pizzetti) interpretate tra gli altri dalla moglie Denia Mazzola, con ricavato a favore della Lega Tumori sezione Toscana.
Maggiori info qui e qui.
lunedì, 23 gennaio 2006, alle 00:31

domenica, 22 gennaio 2006, alle 12:57
Even a mile high, and undefeated, still we believe.
(La frasetta di rito propiziatoria ve la beccate ancora un'altra volta al massimo).
sabato, 21 gennaio 2006, alle 11:54
o di guerra: così è stato definito da alcuni il nuovo programma preliminare del Maggio, presentato ufficialmente 48 ore fa e consultabile qui.
Era nell'aria, è stato confermato: via la Salome col nuovo allestimento di Carsen, via Il Naso di Sostakovic e di conseguenza la prestigiosa bacchetta di Gergiev. A proposito, questa "rinotomia", unita al taglio del Giro di vite lo scorso anno, dimostra la validità del teorema Antoniozzi, enunciato tempo fa sul suo sito: ovviamente, se qualcosa deve saltare, saltano le opere meno frequentate (perciò per me più stimolanti), meno "di cassetta".
Spazio esclusivo, dunque, al tutt'altro che poco invitante Falstaff  Ronconi/Mehta/Raimondi/Frittoli, che viene riportato al Comunale dalla originaria destinazione Pergola.
venerdì, 20 gennaio 2006, alle 09:01
Ormai ho anche gli inviati speciali. smile. "Incaricato" l'amico Davide di scrivere qualche nota a commento di una mostra visitata, ecco il suo resoconto.

Il 700 a Roma: dal superamento del barocco alla città giacobina di fine secolo.

Nel 1729 Montesquieu scrisse: "Roma è un tesoro immenso, messo insieme, di cose uniche..... Ognuno vivendo a Roma crede di trovarvi la sua patria". Era una Roma, quella del Settecento, festosa, sontuosa e pittoresca, meta obbligatoria del Gran Tour, approdo per filosofi, pittori, scultori e scrittori.
E' questa la città che racconta la mostra IL SETTECENTO A ROMA, un ritorno al passato costruito con 230 opere: dipinti, sculture, pezzi archeologici, arredi, costumi, libri e disegni.
La mostra, ospitata nelle sale di Palazzo Venezia, è curata da Anna Lo Bianco e Angela Negro e preparata da un comitato scientifico presieduto dal sovrintendente Claudio Strinati.
In un percorso cronologico e tematico si è voluto scandire in sezioni a soggetto lo scolgersi della cultura del secolo. Si parte così dall'enfasi tardo-barocca che gradualmente si stempera in grazia e ragionevolezza secondo i dettami dell'Arcadia.
Antico e moderno convivono nella città come dimostrano i due dipinti di Pannini, Veduta di Roma antica e Veduta di Roma moderna, eccezionalmente prestati dal Metropolitan Museum di New York, che introducono alla mostra con vedute della città, disegni di architettura e ritratti di personaggi, nobili e borghesi.
Nel percorso s'incontrano Carlo Moratti, Pompeo Batoni, Piranesi, Covaceppi, Mengs, Angelica Kauffmann, Felice Giani, Canova, Fùssli, ... Le presenze italiane e straniere si mescolano in una città che si mette continuamente in scena alternando spettacoli teatrali, mascherate, feste e cerimonie religiose.
L'esposizione chiude con la città giacobina di fine secolo ben rappresentata da una scultura di Vincenzo Pacetti, Napoleone che solleva l'Italia, del Museo di Fontainbleu.

(c) 2006 Davide Lambruschi
martedì, 17 gennaio 2006, alle 12:06
In attesa della grande monografica degli Uffizi, ancora per una dozzina di giorni si può ammirare gratuitamente l'esposizione leonardesca all'Archivio di Stato. Leonardo, la vera immagine presenta al visitatore un apparato, non solo cartografico, tanto e tale da richiedere un tempo di visita superiore ai novanta minuti, benché la sala espositiva sia una sola.
Il titolo offre una duplice chiave di lettura: quella iconografica allude al fatto che la immagine leonardesca, così come noi la abbiamo scolpita in mente, è un retaggio di metà ottocento, dominando nel periodo precedente rappresentazioni simili a quella di Cristofano dell'Altissimo, mututate a loro volta da uno stile ritrattistico che si usava per le figure dell'antichità (Aristotele).
Ma il valore più diffuso ed autentico della esposizione sta nel restituirci una "verità" emozionale, esistenziale, sanguigna di un personaggio troppo spesso ridotto , sublimandolo, alla semplicità adamantina della sua arte. Le carte ci fanno percorrere tutta la vita del genio attraverso i suoi snodi principali, da cui trasuda una umanità forte e complessa.