Sostengo che la parte centrale sia un vero capolavoro, mentre la terza risente di un certo iato tra accademismo (le tematiche parallele di Massa e potere, su cui vedi qui) e brutalità della conclusione, la cui idea-forza emerge bene alla lettura come "eponima", emblematica, caratterizzante, e storicamente preesistente al corpus narrativo che la precede (vedi intervista a fine libro, ma attenzione perché rivela il finale!). La prima parte invece è condotta bene, ma il pedale ossessivo viene spinto senza colorarlo e variarlo come si fa più oltre.
Dunque, Un mondo senza testa è gioiello assoluto, di strabiliante complessità nello sviluppo dei caratteri. Ricchissimi, ciascuno con la propria realtà allucinata e coesa, "parallelamente convergente" con quella altrui...




