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Questo blog vi genera dipendenza acuta? vi piace?? o secondo voi dà nuovi contenuti al termine sadomasochismo???
Lasciatemi comunque un segno del vostro passaggio...
[problemi? Leggi qui]

domenica, 24 dicembre 2006, alle 00:54
quale modo migliore per augurarvi Buone Feste che regalarvi alcune rarità? Ecco dunque, alla sezione multimedia sul sito de I Solisti, una registrazione storica del mio "capo", Salvatore Villani. L'ho prelevata da un dvd a che sua volta è il riversamento di una videocassetta dell'epoca, quindi la qualità audio non è eccelsa, ma sufficiente a farvi apprezzare l'arte del virtuosisimo per contrabasso.
I brani sono di Isaia Billè, grande contrabbassista fermano - dedicatario se non sbaglio di un auditorium nel conservatorio della sua bella città - e di Giovanni Bottesini, celebre anche come direttore della prima di Aida; in particolare, le sue Variazioni sul Carnevale di Venezia sono di difficoltà quasi improponibile.

Buon ascolto e tanti auguri di serenità per il Natale e per l'anno che sta per nascere.
venerdì, 22 dicembre 2006, alle 19:41
ero in ritardo ad un appuntamento, i bus erano bloccati chissà dove, ed ho chiamato un taxi.

Buonasera :-)
Salve, mi porta in Via A. da S.?
Ehhhhhh guardi mi deve aiutare lei.
Come prego?
Non ho idea di dove sia questa strada.
Ma come? È una via nota, con alcune sedi di imprese, vicino al cinema F...
Ecco, al F. ci so arrivare, poi mi guida lei ok?
......... [= meno male che non venivo da Milano, o dal Kazakhistan]
Sa, ora ci fanno solo "il generico"....

Un'altra volta, l'anno scorso, ero più trafelato ed una bella tassista mi ha sceso in Borgo Pinti anziché via dei Pilastri.
mercoledì, 20 dicembre 2006, alle 13:34
segnalazione volante per i non pochi entusiasti del Quasthoff alla Pergola. Su SKYCLASSICA potete dar seguito a Die schöne Mullerin: è in rotazione in questi giorni il Winterreise del Nostro piccolo grande uomo.
Al pianoforte, Daniel Barenboim, e scusate se è poco.
Ascoltato ieri sera. Anche solo due Lieder mi han dato conto dell'alto valore della performance.
Poscia, più che 'l cantar, potè 'l pallone (leggi: furto a Bologna. Anche questo, a suo modo, è ahimé un ciclo).
martedì, 19 dicembre 2006, alle 21:56
non fraintendetemi, non mi sono annoiato. Volevo solo rimarcare che l'allestimento di Coppelia segna una continuità col Barbiere che ha aperto la stagione. Infatti - e si può indovinare molto bene, anche per un oggetto di utilizzo comune ai due allestimenti: aguzzate la vista - le scene e i costumi sono in entrambi i casi di Sigfrido Martin Begué. Sembra di essere in un paesaggio di Lewis Carroll (citato nel vestito di Spallanzani, stile cappellaio del film o se preferite video di Tom Petty, nonché nell'ultimo quadro con un pupazzetto-Stregatto): vertiginosa presenza coloristica, stravaganza sospesa nel tempo degli indumenti, degni di una partita a Marostica. Attenzione alla oggettistica tecnologica, sparuta ma di una lussureggiante inutilità come in certi film di Burton; persino una riflessione simbolista, con cento occhi tappezzati sul fondo -  e il tema dell'eye of the beholder, con la sua catarsi, domina il balletto, attraverso gli "occhiali teoretici", che sarebbero piaciuti a Kant, dello zio Fester Coppelius.
Mi fermo qui, essendo prova generale, e in più mancando chi scrive di criterio per valutazioni coreografiche. Da uomo della strada (diciamo anche sterrata), ho avvertito nella celebrata mano di "Genia" Polyakov alcuni connotati quali la spiccata diferenziazione di pantomima e tecnica tra i vari numeri - contravvenendo al giudizio di Balanchine, che leggo nel programma di sala: egli giudicava Coppelia quantomai fluida in questo senso; e una anticonvenzionalità negli stessi numeri a due Nataniele-Coppelius del primo atto, che avrebbero insospettito gli antizapateristi.
Consentitemi una sola nota di merito per l'elegante atletismo del protagonista (credo si trattasse del crotonese Alessandro Riga).
lunedì, 18 dicembre 2006, alle 22:52
«la vita non è nella disponibilità di un uomo». Non lo ha dichiarato Numa Pompilio, ma l'onorevole Gianfranco Fini (Casa delle libertà)  questo weekend.
sabato, 16 dicembre 2006, alle 11:36
La notizia era due giorni fa su Repubblica ed è stata appena ribattuta dalla solerte Elena: il Mozarteum di Salisburgo ha messo in rete, gratuitamente, tutte le partiture mozartiane.
Questo l'indirizzo, facile facile: dme.mozarteum.at.
Come per tutte le legalizzazioni, per accedere al catalogo dovrete accettare il disclaimer per cui vi obbligate ad un "uso personale"! smile.

Anche grazie a questa notizia, rifletto sul valore di internet. Man mano che il tempo passa ci avviciniamo alla deadline entro cui i gloriosi anni '60-'70 della discografia classica decadranno nel loro copyright, vale a dire che saranno liberamente condivisibili, proprio come già in parte su karadar. A quel punto non ci sarà virtualmente più distinizione tra "valore interpretativo" di una lettura musicale e sua "attualità", dato che la qualità musicale sarà in tutti i casi ottima, in certi anche eccellente. E tutto questo sarà consultabile gratis e in tempo reale.
Data la non eternità neppure del supporto cd, la condivisione gratuita ed istantanea dei contenuti si pone come rimedio alla deperibilità dei mezzi di conservazione dei documenti.
Allo stesso tempo, un villaggio globale obbliga a ripensare il concetto di "collezione".
Almeno finché avrò i soldi per una adsl flat, prevalendo in me il fruitore sul collezionista, tutto questo mi conforta non poco.
giovedì, 14 dicembre 2006, alle 01:11
forse ho aspettato anche troppo, forse ho ceduto indebitamente. Ma alla fine ho e mi sono regalato l'iPod nano red. A mia parziale discolpa devo dire che la nobile causa ha avuto buona parte nella scelta.

Dopo neanche una settimana di possesso, alcune convinzioni mi si sono rinforzate.
1. L'iPod, come tutti i lettori ad hoc, svia dalla naturale prospettiva di incorporazione tra i devices portatili (cellulare-organizer-lettore multimediale); lo avevo scritto qui, dove si rinvia anche al guru Arsenico.
2. L'iPod nano è un oggetto esteticamente bellissimo e curato, come gran parte dei prodotti Apple e degli stessi accessori. Quello che ho sempre osservato nella linea di Cupertino è come essa riesca a stimolare due precisi istinti nel consumatore: un sano feticismo e, dall'altra parte, lo spirito di appartenenza e proselitismo: una sorta di Apple-pride.
Per carità, i prodotti Apple sono anche assai efficienti. Io però continuo a ritenere che sia meglio basarsi su un sistema quanto più possibile "aperto", inteso come in grado di offrire il numero maggiore di applicativi e protocolli. E paradossalmente, se il computing Apple si aprisse alla pari del suo concorrente, perderebbe alcuni dei suoi vantaggi, quale quello della assenza di pericolo virale.... ma non divaghiamo e torniamo al nano.
domenica, 10 dicembre 2006, alle 19:23
sulla Aida meneghina potete fare una ricerca con Google News, oppure in emeroteca, saturandovi di notizie.
Meglio ancora sarebbe se vi affidaste al tridente Amfortas - Giorgia - Giovanni per cogliere trasversalmente sagaci commenti e recensioni.
GioVit condisce l'evento di considerazioni "a monte" che appaiono intriganti. Quale deve essere il giusto mix di innovazione e tradizione? Dibattito aperto su cui anche io ho detto la mia.
Per un esempio di come le pressioni sui Direttori Artistici siano molto concrete, torna utile un vecchio, ma sempre attuale (almeno a tutto il 2007), post.
E per un esempio di come sia forte la resistenza alla innovazione, si legga Repubblica di ieri, a pagina 61. «Il grande repertorio deve restare al centro. Se si mettono in scena solo titoli astrusi, i giovani fanno bene ad andare in discoteca». Chi lo ha detto? Non è difficile: se volete un indizio, posso dire che forse per "astrusi" il dichiarante intende "che non consentono di mettere in scena almeno 848 figuranti"...

Glossa su Alagna: ma non è, più semplicemente, che gli rodono ancora i Mondiali?
Certo è che, forse, c'è stato qualcosa di più di un dissenso loggionista. Oggi, sul Sole24h (pagina 46), Carla Moreni non le manda a dire: «Alagna apoteosi della superficialità, tra vocali lunghe, solfeggio personale e quel si bemolle abbassato che non è un delitto. Ma in una Scala, dopo 21 anni di attesa, un ripiego». Ancora più indicativo, per me, il clamoroso silenzio critico sull'intero cast vocale che Michelangelo Zurletti stendeva sabato sulla citata pagina di Rep, tra elogi univoci per il restante.
venerdì, 08 dicembre 2006, alle 00:05
Mi sono appena dilettato, al Comunale, con quattro arie da concerto mozartiane, restituiteci con quella tecnica leggendaria su cui ormai si è scritto tutto. Bisognerebbe tagliar corto: La Devia, et hoc satis.
Non c'è più molto da dire nei confronti di una interprete per cui è quantomai vero il detto "sky's the limit", c'è soltanto da ammirarla e possibilmente recuperare la ripresa di radiotre quando andrà in onda.
La sua interpretazione incede sempre sicura in quelle che per gran parte sono arie costruite ad personam per esaltare le doti virtuosistiche delle cantanti dell'epoca. Piana, naturale e mai forzata l'intensità drammatica dei recitativi, ciò che consente un migliore amalgama con l'orchestra (questo considerando che il giovane Tomas Netopil non credo sia ancora pervenuto allo stato della difficilissima arte di integrar orchestra e cantanti).

Veniamo proprio al direttore moravo, di cui a suo tempo dicemmo "buono, si gioverà della sua immagine,  rivedibile".
martedì, 05 dicembre 2006, alle 11:59
senza stare a scomodare Voltaire, che poi manco lo ha detto lui, il diritto di critica in senso forte è importante e dovrebbe essere riconosciuto in maniera direttamente proporzionale alla propria sensibilità artistica. Considero dunque, di getto, grave che nei confronti di una testata web vengano preclusi aprioristicamente gli accrediti ad ogni prima di Scala  - non intendo riferirmi al prossimo Sant'Ambrogio in particolare - o ROF. Qui i dettagli.
Anche io leggo operaclick.com (dice: e chi se ne frega). Per precisare che, anche se più di una volta non ho fatto mie le valutazioni di Marilisa Lazzari e David Toschi, addetti a ciò che avviene dalle mie parti, ho sempre riconosciuto loro competenza ed arguzia - a dir la verità superiori a qualche testata cartacea.
Non può essere perciò fondata, e sarebbe errore marchiano, alcuna preclusione qualitativa, soprattutto in tempi in cui diffondere i contenuti è incommensurabilmente più importante che mettere bucce di banana sulla scala del Parnaso.