RSS 2.0 feed

Il mio profilo Iscriviti a questo blog

eMAIL: bobregularATgmailDOTcom

MEMENTO
LIBRI EPOCALI
R.R.Corsi - Divagazione, polemica e congedo

Tutto sul mio vizio di scrittura
esfoliazioni...
...e annotazioni
...mo' me lo segno!
risorse
neofeticismi

iPod playlist

GUESTMAP

Questo blog vi genera dipendenza acuta? vi piace?? o secondo voi dà nuovi contenuti al termine sadomasochismo???
Lasciatemi comunque un segno del vostro passaggio...
[problemi? Leggi qui]

mercoledì, 31 gennaio 2007, alle 10:10
(continua dal post precedente) alle quattordici e trenta di ieri ho ricevuto la mail del Cantiere Florida, che mi informava dell'orario dei colloqui e del fatto che le finestre degli incontri sono molto ampie (pomeriggio e sera), preservando così Eupalla.
In piena incoscienza mi sono recato là e... mi è stato assegnato il Canto XIX del Paradiso, da recitare in pubblico - in diretta web, per giunta con maxischermo in Piazza Signoria, sabato 12 maggio. Qui il comunicato con il programma ufficiale [del 2006, come mi fa notare Duccio - ma la data dovrebbe rimanere il 12 anche quest'anno].
Non male per un sociofobico! Niente paura: comincerò a tremare in comode rate settimanali.
Vi informerò delle date della kermesse. È gradita la vostra presenza, massimamente se muniti di frutta e verdura da getto.
In questi due giorni regredirò mentalmente ai tempi del liceo, assimilando la difficilissima struttura lessicale e logica di questo Canto, assai concettuale all'inizio e pieno di riferimenti geopolitici nella seconda metà.
Poi mi sentirò coi sodali che si occupano dei Canti collegati (XX-XXI, al quale ultimo c'è nientemeno che Riccardo Marasco, mio idolo di gioventù), per vedere se qualcuno ha difficoltà col proprio e vuol fare a cambio.
Sfida nella sfida, il regista richiede un approccio Benigni - aneddotico e discorsivo, non ampolloso - alla lettura. Come conciliare tutto ciò con la densità del Paradiso? Ci sarà da lavorare.
martedì, 30 gennaio 2007, alle 09:41
È in cantiere la seconda edizione di All'improvviso Dante, esperimento di lettura già condotto la scorsa primavera nell'ambito de Il Genio fiorentino. Si cercano cento lettori di ogni sorta (nessun pedigree richiesto): nel giorno convenuto, muniti di pettorina, leggeranno simultaneamente i cento canti della Divina Commedia all'aperto, capillarmente nella città.
Oggi, dalle 15 alle 21,30, ci sono i provini al Teatro Florida (via Pisana, più o meno all'incrocio con via di Soffiano). I prescelti affronteranno un percorso di avvicinamento che si snoderà in incontri lungo i mesi a venire. Tutti di mercoledì.
[Il cervello di bob, intanto
: hmmmm............ e come la mettiamo coi turni infrasettimanali di campionato/champions/coppaitalia/coppadelnonno?]

PS. Volevo secretare (per motivi di anzianità) la notizia, ma non ce l'ho fatta. smile.
Altri eventi del 1/30 : morte di Gandhi e nascita di Phil Collins; delitto di Cogne (detto anche pandemia Vespiana). Ora esce questo Windows Vista, di cui ha ben scritto Antonio sul Sole di domenica scorsa, rendendo "WoW" (sic) quasi accattivante (salvo il fatto che per me i nuovi OS van sempre lasciati frollare per qualche mese).
lunedì, 29 gennaio 2007, alle 09:37
sapete che ve lo avrei chiesto, e ve lo chiedo. Cosa pensate della uscita di Stefàno Lissner a riguardo di giacca cravatta e abbigliamento consono?
La prima volta che mi recai a teatro con deliberata coscienza e volontà fu - l'ho raccontato - proprio in questi giorni nell'anno 1988. Ottava di Mahler con l'energico Gustav Kuhn sul podio. Ero parecchio emozionato e aduso alle feste galanti ("cravatta nera") di 18esimo dei compagni di classe. Per cui spolverai lo smoking e andai.
Mi sentii un pinguino (o un cameriere al tavolo) per tutta la durata del concerto. Psicologicamente supportato solo da un ancor più improbabile (e di certo straniero) smoking bianco situato sempre in platea.
Da quel giorno il mio abbigliamento di rigore è divenuto giacca e camicia (o polo); giacca e cravatta per le, occasionali dato il mio budget, "prime".
Diciamo che sono downsized di un gradino rispetto ai consigli del nostro amico di oltralpe.
Dal quale però, a costo di prendermi del bacchettone o dell'oligarca, non riesco a dissentire fino in fondo.
Perché, dalle mie parti, c'è gente che si presenta a teatro praticamente in vestaglia da camera. E lo fa per essere oggetto di attenzione, o per ostentare di essere più ganza di tutti gli altri - atteggiamento inveterato in Toscana.
La cosa più giusta l'ha detta Fabio Vacchi: c'è un gap generalizzato di buone maniere che origina tanti comportamenti fastidiosetti. E non solo - anzi direi non tanto - nelle nuove generazioni.
Al riguardo delle quali, non credo che un (peraltro difficile ad attuarsi) richiamo "estetico" alla importanza della serata sia alla base del distacco dei giovani dalla classica: i motivi son ben più profondi. Se ad un giovane piace andare all'opera si sottopone volentieri al "supplizio" perlomeno di una giacca, ve lo garantisco. Il problema è la prima parte della proposizione.
Quindi, personalmente, non riesco ad indignarmi o a preoccuparmi. Ciò senza giungere agli estremismi concettuali di Sgarbi, che forse vorrebbe forse la gente in giacca e cravatta anche mentre legge l'Argan.
sabato, 27 gennaio 2007, alle 09:46
oggi cade ANCHE il 251esimo anniversario della nascita di WAM. E che, non si commemora? Dai, almeno un cicchetto.
Posso suggerirvi qualcosa? L'ouverture dal Don Giovanni diretto da Ferenc Fricsay, recentemente riascoltata - una delle interpretazioni più nitide ed emozionanti di questa pagina sinfonica.

oltre a questo compito per il weekend, prego chi mi segue via feed di aggiornare il suo aggregatore con questo nuovo indirizzo (linkato anche nell'antipixel in alto).
Avendo constatato con estremo piacere e thankfulness che il Signor Splinder ha finalmente reso sindacabile il pieno contenuto dei post anche per noi poerelli (free users), l'ho abbruciacchiato. Adesso è completo, omnicompatibile, immediatamente leggibile se uno ci clikka sopra, e mi permette anche di vedere quanti siete. Andrà via quello zeroH (cit.) in fondo alla colonna sinistra? Ci conto. A lunedì!
venerdì, 26 gennaio 2007, alle 13:09
proseguendo il trend "megapersonaggi da mamma rai", ieri dalla Dandini c'era Vittorio Sermonti. Chapeau.
Al canto del conte Ugolino, però, ho cambiato canale perché lo so a memoria e non mi pareva che il suo, comunque benefico, dire apportasse sostanziali novità.
Tornato, l'ho sorpreso su questa frase: la poesia è tale solo se viene recitata. Difatti l'Anonimo del sublime dice: «Il sublime è situato nell'orecchio di chi ascolta».
Implicitamente, mi ha dato una bacchettata. «Bob, smetti di guardare Milan-Roma, perché non possiedi il canto finché non lo ascolti (da me, da Carmelo Bene, da Albertazzi, tutto [tranne Benigni, ndr] fa)».

Poco oltre, il Prof. ha sottolineato l'importanza dell'imparare a memoria i testi: quello che noi chiamiamo dire "a memoria" - ha detto - in Inghilterra si dice "by heart" e in Francia "par coeur". Perché introietta la parola in noi, e la rende organo, parte inscindibile.
[Già che c'era, avrebbe dovuto citare anche la probabile fonte di questa osservazione]

Comunque, come dire, sono stato assolto in secondo grado.
giovedì, 25 gennaio 2007, alle 13:18
[Volevo chiamare questo post quinzaine fratto tre: esiste un termine singolo per dire "cinquina" in francese?
Poi, mentre scrivevo, è emersa una questione più importante]

Quest'anno faccio parte della giuria popolarissima, anzi popolare (cit.) del XX° Premio Letterario "Chianti", e dunque dovrò leggere cinque libri in tre mesi circa. Fatica provvida per me, dato che mi sono pateticamente disabituato alla lettura metodica, continuativa, rilassata, concentrata.
I libri concorrenti sono di G.A. Bianchi, S. Bianchi, Di Natale, Pakravan, Salemi.

Dalla rassegna delle schede linkate evinco due considerazioni immediate.
La prima è assai positiva: i libri sembrano avere tutti un certo respiro. Storico, in un caso addirittura antropologico. Una certa, benefica, assertività.
La seconda invece è piuttosto amara, e corrobora impressioni di lungo termine.
mercoledì, 24 gennaio 2007, alle 11:22
il giorno dell'Epifania, mentre ero a Londra, è scomparso il grande poeta e storico dell'arte fiorentino Alessandro Parronchi. Due giorni dopo si sono tenuti i funerali alla SS. Annunziata: nella pressoché generale indifferenza dei cittadini (se n'è accorta anche Repubblica del 9 gen.).
Sono passati quasi venti giorni ma di una giornata di studio proprio non si parla. Polemizzo: forse perché nel frattempo non era divenuto senatore a vita. Cui prodest?
Eppure Parronchi era voce autorevole, benché discreta. Apparteneva - proprio con Luzi - a quella generazione ormai estinta, che veniva definita sbrigativamente "ermetica" ma che oggi, di fronte al bartezzaghismo in versi tanto di moda, risalta nella freschezza e, soprattutto, nel coraggio della semplice quotidianità.
Dunque una istituzione comunale propriamente detta non dovrebbe limitarsi a constatare la distanza della città al suo Poeta, ma dovrebbe fattivamente promuovere eventi finalizzati al riavvicinamento.
È questo l'auspicio, mentre vi invito alla lettura di una meritoria silloge sul blog La poesia e lo spirito.
martedì, 23 gennaio 2007, alle 11:46
alle prossime elezioni americane, scrive Marion al punto 20 del suo personale thanksgiving, il democratic contender sarà scelto tra una donna ed un afroamericano (per giunta: cristiano, ma di radici islamiche).
Aggiungo che forse il republican contender sarà una donna afroamericana.

È bello considerare tutto questo.

Insisto più prosaicamente: per la prima volta il Superbowl vedrà due allenatori di colore contrapposti in panchina: Tony Dungy per Indianapolis, Lovie Smith per Chicago. Quindi, se la logica non mi inganna, uno lo vincerà!
Tifando lievemente per Indy (che ha il gioco più spumeggiante, per giunta Chicago la tifa il Budello e se vince non lo tengo per un anno!), la nostra stagione "neanche-nell'-incubo-peggiore" si è conclusa col valzer delle panchine. Il re è morto, viva il re! Indovinate un po'? Colored anche lui.

A margine della nomina di Tomlin: giovanissimo, volto simpatico, ex coordinatore difensivo - speriamo non sia stato scelto per il solito atteggiamento "primo non prenderle" che serpeggia da secoli nella mia formidabile franchigia. Il problema di quest'anno è stata la mostruosa percentuale di intercetti, è qui in attacco che bisogna lavorare. Got it, Mike? :-)

lunedì, 22 gennaio 2007, alle 12:09
ieri, dalle venti in poi, è accaduto qualcosa di lodevole: Fabio Fazio ha incontrato niente meno che Maurizio Pollini, violando così la fascia protetta (secondo la comprovata identità classica-pornografia che potete sviscerare con questi post).
Intendiamoci: il Maestro era lì anche per presentare un suo cofanetto. Sperando di sbagliarmi, resto scettico su una chiamata spontanea della rete, penso che l'agente abbia avuto i suoi meriti.
Ma la conversazione - condita di ascolti brevissimi e fulminanti - puntava in alto. Elegante Pollini nel dire ai giovani di ricercare la qualità d'ascolto, evitando così ogni impasse che potesse nascere dal raffronto tra musica classica e leggera. A questo proposito mi ha divertito come, alla domanda sulla musica "popolare", Pollini si sia messo a parlare di Bartók e del suo lavoro di ricerca etnomusicologica: ineccepibile, ma quanto distante dalla trita idea corrente.... per me Fazio avrebbe voluto che si esprimesse su Tiziano Ferro!
Secondo manuale la citazione polliniana del Sacre du printemps, parlando di ricchezza ritmica; e suggestivo l'affresco di uno Chopin perennemente insoddisfatto di ciò che scriveva, dunque fonte di continua ricerca interpretativa.
Ma i momenti più belli e scabrosi sono stati due: il richiamo, pieno di candore, al fatto che «la televisione dovrebbe trasmettere musica» (applausi e oblio); soprattutto l'altrettanto candido tentativo di mettere in relazione silenzio e musica, parlando del puntillismo. A questa parola il conduttore si è incasinato come fosse di fronte al famoso moccolo mastelloniano. Musica contemporanea alle otto e mezza, ma siamo pazzi? passi questo peep-show chopiniano, ma quando è troppo è troppo! sipario e palla al (bravo) Paolo Rossi.

sto scherzando: grazie a Fazio, per pochi minuti si è avuta l'illusione di un servizio pubblico decente.
A breve l'intervista sarà disponibile nella sezione videoteca del sito di che tempo che fa.
sabato, 20 gennaio 2007, alle 18:53
La musica è tutta relativa, come si vede nelle parole armonizzate e nei canti: tanto più dolce armonia resulta, quanto più la relazione è bella, perché massimamente in essa s'intende: la musica trae a sé gli spiriti umani, che quasi sono principalmente vapori del cuore, sì che quasi cessano da ogni operazione: sí è l'anima intera, quando l'ode, e la virtù di tutti quasi corre allo spirito sensibile, che riceve lo suono.

Eccovi dunque "la recensione dimenticata" alla serata del maggio scorso, con una postilla amara.

A distanza di anni, quello che mi ha colpito della evocazione memoriale (così lui stesso ha definito l'incontro, tutt'altro che la "lezione dantesca" ventilata dalle brochures) che Edoardo Sanguineti ha fatto delle circostanze e delle tematiche di Laborintus II è stato l'ossimoro tra l'aura pacata, la loquela bonaria del nasuto poeta e la fierezza del lavoro iconoclasta e politico su Dante, così ricordato. Erano tempi diversi, era il 1965, e lo sforzo creativo era volto a demistificare il Sommo dalla sua patina eterea, rendendolo "da lirico e statico, romanziere realista e teatrale". Lo stesso progetto fu inizialmente pensato, per la Biennale del 1963, come balletto (dal titolo Esposizione) proprio a sottolineare la teatralità di Dante.
L'attenzione era non tanto per la terminologia e l'alchimia metaforica dantesca, ma per la struttura della Commedia intesa come sostanza drammatica e politica.