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Questo blog vi genera dipendenza acuta? vi piace?? o secondo voi dà nuovi contenuti al termine sadomasochismo???
Lasciatemi comunque un segno del vostro passaggio...
[problemi? Leggi qui]

mercoledì, 28 febbraio 2007, alle 22:41
ovvero come, per le ennesime ragioni meramente commerciali, si attua un tradimento del dettaglio storico nonché un depauperamento della immagine del sottoscritto.
Chi passeggi per via Tornabuoni giungendo da Santa Trinita avrà notato come il bellissimo Palazzo all'angolo con via Strozzi, a mano destra immediatamente dopo il semaforo, sia oggetto di una imponente ristrutturazione. Terminato, appunto, il lato Strozzi (che ai tempi dei tempi ospitava la Banca Commerciale), ora è la volta del lato Tornabuoni. Sul quale i lavori sono coperti da un megapannello recante il disegno a lavori ultimati. E le cui impalcature nascondono un bel po' l'antico negozio noto come i' Procacci - grazie al quale posso darvi l'esatta posizione su GoogleMaps
Il nuovo, splendido complesso abitativo, immagino non proprio alla portata di tutti, recherà il nome di "Palazzo Tornabuoni".
martedì, 27 febbraio 2007, alle 15:22
stanotte alle tre e mezza ho pensato bene di impararmi a memoria tutto il diciannovesimo canto del Paradiso. 148 versi. Ce l'ho fatta, ma spengendo la luce per il sonno ritrovato, vedevo aquile arroventate, beati e santi appollaiati sul termosifone, che mi facevano venire le palpitazioni.
Stamane invece, alla maniera del Quartiere Latino, pensavo di pagare il conto al ristorante con una declamazione, salendo sul tavolo e recitando con tono gassmaniano le somme questioni sulla predestinazione delle anime. Ho dovuto sborsare anche per i vicini che son scappati.
Domani pomeriggio ho la prima prova a teatro. Si tratta di un canto difficile, ostico, comunemente collocato tra i meno riusciti. Il suo fascino è soprattutto sapienziale: permette di calarsi nell'alambicco filosofico che all'epoca si cercava di sottendere a questioni troppo grandi per l'uomo.
Linguisticamente, però, abbonda di ripetizioni, inversioni logiche, termini equivoci. Le stesse immagini naturalistiche (per cui Dante viene giustamente incensato) non sono così perentorie rispetto al solito.
lunedì, 26 febbraio 2007, alle 13:44
la settimana scorsa ho ricevuto un estemporaneo e assai gradito invito a pranzo da una violinista che abita a 300 metri dal mio ufficio. Ha una famiglia simpaticissima ed un gatto chilometrico, che mi ha studiato per mezz'ora ma che - dicono - alla fine abbia dato il  placet alla mia presenza.
Il clou è stato quando dietro ad una montagna di pasta al sugo, l'allegra tavolata ha cominciato a sparare battute sui violisti.
Eh sì, perché tra gli strumentisti, come in ogni famiglia che si rispetti, ci sono ataviche rivalità. Lungi dal dialogare amorevolmente come nella Sinfonia Concertante, violinisti e violisti, più o meno con simpatia, si sfottono.
Bob, sai che differenza c'è tra un violista ed una lavatrice? Che la lavatrice vibra, ed almeno ogni tanto tira fuori qualcosa di pulito.
E tra una violista ed una "lucciola"? Che la lucciola conosce varie posizioni, la violista una sola!
Io, che non posso mai stare zitto, ho ricordato l'aneddoto per cui, durante una prova, quel famoso direttore - non ricordo più chi fosse - apostrofò così i violisti: «Dalle mie parti si dice "4 viole fanno un mazzo": voi siete in 8 e non fate un c****!!».

Ovviamente lo spazio è a disposizione dei violisti per il sacrosanto, e possibilmente carnascialesco, diritto di replica. Ero indeciso se subordinarlo ad un invito a pranzo da parte di una rappresentante della categoria, ma visto che da venerdì 9 Marzo si esibisce a Firenze il Principe della viola, dichiaro il giubileo e non pongo condizioni.

Chiudiamo questo post dedicato agli adoratori di Paganini segnalando che sul sito della violinista inglese Nicola Benedetti (he faints), che di recente si è esibita agli Amici, è online la partitura della Meditation dalla Thaïs di Jules Massenet. Splendido brano, sigla di RAI Notte, mirabilmente ascoltato a suo tempo dal violino di Pietro Horvàth.


sabato, 24 febbraio 2007, alle 20:06
ieri ero preoccupato del fatto di essere negli ultimi posti per ascoltare il concerto Jurowski - Siirala; in realtà la visuale era ottima, perchè nelle file di platea dalla P in su il teatro prende a "salire". L'acustica, pure, non si è fatta desiderare; anzi, in Prokofiev, è arrivata con un fragore che quasi farebbe compatire i timpani degli astanti in prima fila, se non fosse che probabilmente il suono era maggiormente convogliato verso di noi. Unico problema si è rivelato un rumore costante di fondo - come una ventola o altro macchinario - proveniente dall'alto: coperto dall'orchestra per la stragrande maggioranza del tempo, affiorava malauguratamente alle orecchie sensibili negli episodi più soffusi.

Artisticamente parlando, si son sentite cose buone e meno buone.
Cominciamo dall'Imperatore. Nonostante l'entusiasmo dei vicini, non ho condiviso la lettura di Michail Jurowski per almeno due terzi. L'apprezzato direttore ha scelto un taglio molto "ritmico" della partitura beethoveniana, spingendo l'orchestra ad esaltare oltremodo staccato e sforzato.
venerdì, 23 febbraio 2007, alle 11:52
... vista la conclamata torbidezza del fiume, i fiorentini (ed ospiti) hanno trovato una contromisura davvero avvilente per sbiancarlo.
Queste cose mi fanno infervorare.
Io vorrei per legge l'esame tossicologico (delle urine) obbligatorio e periodico per i funzionari ed i manager pubblici, per i componenti degli organi e denti statali, locali, partecipati; nonché per i liberi professionisti iscritti ad un albo. In breve, per chi deve ricoprire un munus, un servizio verso la comunità, impersonificare un interesse pubblico: dunque deve esserne moralmente all'altezza; come pure per chi, in base a norme esistenti del proprio ordinamento professionale (chiuso), deve esercitare la propria professione - ad esempio - con «dignità e decoro» (art.12).
Vuoi svolgere una funzione pubblica o esercitare una professione di rilevanza pubblica? Devi avere determinati requisiti. Peraltro assolutamente compatibili con la privacy, tramite la segretezza degli esami, e la libertà individuale, tramite la prospettazione giuridica di una mera condizione sospensiva all'esercizio in caso di positività dei risultati, senza perdita definitiva dei titoli (almeno quelli professionali).
Sarò pure un demagogo, e non ignoro che l'età media del consumo si è drammaticamente abbassata, ma ho la netta sensazione che una parte del bel divertimento finirebbe. E poi certe norme sono deontologicamente doverose.
(che schifo).
mercoledì, 21 febbraio 2007, alle 11:45
forse la questione Hatto, oltre a quanto già scritto e commentato, solleva un dubbio ancora più importante: quanto una nuova interpretazione può ancora offrire alla musica strumentale? [Lascio momentaneamente fuori la vocalità, nella misura in cui l'esecutore può qui apportare anche un suo strumento con caratteristiche irripetibili.]
Mi spiego: abbiamo davvero bisogno di 480 nuove incisioni/anno del concerto di Brahms, piuttosto che delle sinfonie di Beethoven, piuttosto che delle sonate di Scriabin?
Si può veramente "dire" qualcosa dopo Backhaus, Toscanini, Horowitz, Karajan, etc. etc. etc.
O avremmo bisogno piuttosto che uguale acribia venisse dedicata a grandissima parte del repertorio novecentesco e contemporaneo, che assai spesso - più di quanto non crediate - annovera una sola versione discografica (a volte sostanzialmente irreperibile)?
Esempio, senza stare a scomodare atonalità con annessi e connessi: le gustosissime e tonalissime Trois Operas Minute di Darius Milhaud - di cui non si trova uno straccio di disco nella versione francese, e nella versione italiana dovrò fare irruzione in casa di un professore che ha curato un allestimento per avere le partiture.

Sottodomande: quanto, in questa sproporzione di endorsement, conta la "difficoltà" della musica novecentesca? e quanto la scarsezza di pecunia che - per il noto teorema Antoniozzi - convoglia il carrozzone intorno al repertorio "a botta sicura"??

A voi.
martedì, 20 febbraio 2007, alle 11:25
sensazionale scoperta archeologica segnalata dal sito di repubblica. Leggiamo:
«La sepoltura, socundo gli archeologi, apparteneva ai capi religiosi Ka-Hay e sua moglie Zahi Hawass».
Il sito ufficiale della antica sacerdotessa (evidentemente ancora in buona salute)...

In realtà Dr. Zahi Hawass è il Direttore del Dipartimento Antichità del Cairo nonché il più infaticabile cacciatore di tesori egizi ancora nascosti.
Di lui mi colpisce sempre, e lo invidio, quel lampo negli occhi che ha mentre parla delle sue scoperte: segno inconfutabile che sta svolgendo il lavoro che più lo appassionerebbe al mondo!
Chi può essere più felice di quest'uomo?

Altra cosa che mi affascina è come, nella valle dei Re, gli scavi siano contrassegnati con la sigla KV.
Acronimo per Kings Valley, ovviamente, ma coincidente col Köchel Verzeichnis del divin fanciullo...
Attendendo un altro Dan Brown che magari ci spieghi come in realtà le piramidi siano state costruite dalla massoneria, mi chiedo: sarà questa analogia che ha fatto scaturire l'idea (non brillantissima) di Mozart in Egypt?

UPDATE: il sito di Rep. è stato corretto, meno male.

martedì, 20 febbraio 2007, alle 09:05
Oggi in prima pagina di Repubblica campeggia quello che già viene chiamato lo "scandalo" Joyce Hatto. Questa pianista inglese, scomparsa il giugno scorso ma ritiratasi dalle scene già nel 1976, avrebbe registrato, durante la sua assenza dai palcoscenici una serie di dischi solistici prodotti dalla casa discografica del marito, a suo tempo copiosamente incensati dalla critica d'oltremanica.
Il condizionale "avrebbe" è d'obbligo da pochi giorni, da quando una inchiesta nata casualmente - attraverso il database internet di riconoscimento dei cd inserito su iTunes Winamp etc. - avrebbe dimostrato che le sue registrazioni (Brahms, Liszt, Godovskij) sono identiche (anche per spettro sonoro) ad altre famose esecuzioni:  quelle di Ashkenazy, Bronfman, Simon.
Alfiere della rivolta è la prestigiosa rivista Gramophone, su cui potete leggere un rapporto circostanziato.

Seguo la faccenda da un paio di giorni su Overgrown path, ed anche a Pliable è capitato che il vedovo Hatto, ovviamente tempestato di telefonate, abbia per ora eluso ogni spiegazione.
Posso dirlo? Io questa pianista non la conoscevo e quindi la cosa (se provata) non mi sconvolge.
Forse è più utile riflettere sulla circostanza che, se fosse plagio, non sarebbe il primo caso.
Del resto, al di là dei rari plagi totali, esiste purtroppo non da oggi il rischio concreto di interpretazioni, strumentali o vocali, siliconate dai moderni mezzi tecnologici, dalle "banche degli acuti", etc.

Come vi rapportate a questo fenomeno? Un "corpo acustico siliconato" è sempre un corpo? è addirittura un corpo più bello? oppure siete divenuti puristi della esecuzione dal vivo???
lunedì, 19 febbraio 2007, alle 11:37
questo blog, da sempre sensibile alle problematiche aziendali, si dota da oggi di un prezioso strumento per incrementare il vostro tasso di produttività! (ed il mio di sopravvivvenza).
domenica, 18 febbraio 2007, alle 21:33
da un po' di tempo i miei pensieri sono occupati dal problema della "critica", intesa come trasmissione esperienziale. Sia punto di vista intrinseco della sua validità, che da quello estrinseco, della sua attitudine ad attecchire.

Da quest'ultimo, più superficiale (ma non troppo, perché ne deriva in ultima analisi il futuro della nostra adorata arte) punto di vista, mi piacerebbe essere bravo come Alban Berg (vedi post precedente) nel ricavare un'equazione della critica ideale, come lui fa del Teatro d'opera. Plasmare quanto di conoscenza analitica e quanto di abilità sinestesica debbano essere versati nel calderone della "trasmissione esperienziale", per renderla esatta e contemporaneamente viva.
Il problema della critica è secondo me la dialettica per cui la pura conoscenza la inaridisce, mentre la sola sensorialità la rende, a lungo andare, una melassa.
E che queste due grandezze fanno a pugni tra loro attraverso i loro adepti.

Stamane Gabriella di nonsoloproust ha rispolverato con merito una tipizzazione adorniana dell'ascoltatore.
Il mio tentativo di auto-classificazione, nel commento, è stato subito seguìto da una rappresentazione di come, nelle mie amicizie, i "tipi" spesso si contaminino tra loro, per cui chi è "tipo 1" molto spesso è anche "tipo 5".
Il problema è però che questa tipologia, per Adorno, vuole essere anche una gerarchia.
Ed arriviamo allora al punto più importante.