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Questo blog vi genera dipendenza acuta? vi piace?? o secondo voi dà nuovi contenuti al termine sadomasochismo???
Lasciatemi comunque un segno del vostro passaggio...
[problemi? Leggi qui]

martedì, 31 luglio 2007, alle 10:46
dopo Bergman, ci lascia anche Antonioni. Che dire? Il cinema è enormemente più povero.
lunedì, 30 luglio 2007, alle 12:20
(sottotitolo: libri da mare, da montagna, e da...musica)
sto veramente uscendo pazzo per questa community, ci sono da nemmeno 24 ore e ci ho già trovato personaggi illustrissimi. Ma andiamo con ordine.
Il pretesto era quello, a 7 giorni dalle mie brevi vacanze extra-mare, di indicarvi più compiutamente un florilegio di libri da portare con voi; lo avevo fatto, frammentariamente, nei post precedenti, in cui mi ero anche dimenticato qualcosa. Poi mi sono imbattuto nei consigli estivi dei giornalisti di repubblica: alcuni interessanti, altri meno; molti sono finiti nella mia wishlist.
Uno di questi giornalisti, opportunamente, parlava di libri da mare e libri da montagna. Lui intendeva - credo - apportare una differenziazione per argomento, io soprattutto per concentrazione. I miei vicini di ombrellone sono gentili ma chiassosissimi, e certi libri necessitano non dico del wilderness ma quasi.
Ecco perché ho privilegiato, nei quattro libri che vi consigliai, freschezza e scorrevolezza, ed ho lasciato perdere i capolavori classici.
A questo punto sono stato letteralmente risucchiato da aNobii e ho cominciato ad esprimermi con codici ISBN anziché parole...
soprattutto sono in grado di graduare la mia libreria e dunque i miei consigli di lettura.
I classici libroni "da montagna" o comunque da ambiente concentrato li trovate etichettati col tag i capolavori; quelli, pur di pregio, che si possono affrontare anche nel fracasso balneare sono divenuti le piacevolezze.
Nella mia home page troverete anche qualche stroncatura, la panoramica (in testa alla libreria) di ciò che sto leggendo... ed anche una bella lista dei desideri che non vi farà mai sbagliare regalo!!
Nella lista dei desideri campeggia, tra l'alto, lo Strauss di Mario Bortolotto.
Mi aggiungo agli auguri per gli ottant'anni (da compiere quest'anno) del grande musicologo, cui è stata dedicata una doppia pagina su Repubblica giorni fa, e che con questo lavoro, appena uscito e già celebratissimo, si dice abbia addirittura colmato il vuoto adorniano tra i due opposti Schonberg e Stravinski.
Prosit!! E vi aspetto in molti nella community.

update: ciao Maestro.
sabato, 28 luglio 2007, alle 02:18
tra tante voci adoranti, confesso che la lettura mutiana del Requiem, ascoltata giovedì sera alla tv, non mi ha affascinato.
Se fossi cattivo chioserei: agogica ad uso ciuffo (vedi il famoso - o famigerato - incipit Dies irae a 78 giri). Ma non lo sono, e mi limito ad evincere la sensazioni della ricerca di un estrinseco che è andata a discapito dei momenti più grandiosamente polifonici della partitura (Rex tremendae, Lacrymosa). Quei momenti di spiritualità pura che la fondamentale interpretazione discografica di Sinopoli, ad esempio, incensava, e che forse costituiscono il cuore della riflessione verdiana.
E qui mi fermo agnosticamente, stanti anche scetticismo per lo spazio aperto-cortile del Quirinale e inadeguatezza del mezzo auditivo-televisione.
giovedì, 26 luglio 2007, alle 12:11

4 dei miei cibi preferiti:

  1. carbonara;
  2. spaghetti alle arselle;
  3. scampi in tutte le maniere;
  4. meringhe;

4 cibi che non mangerei mai e poi mai:

  1. rognone e tutte le interiora (salvo la trippa);
  2. escargot (stronze lumachine);
  3. il grasso della carne di manzo;
  4. non mi piace il coniglio.

4 cose che faccio quando navigo su Internet:

  1. gioco a stupidissimi flash games;
  2. cerco di farmi venire in mente qualcosa da bloggare;
lunedì, 23 luglio 2007, alle 11:36
Sull'ultima domenica di Repubblica, Leonetta Bentivoglio incontra a Lugano Martha Argerich. Tracciandone un profilo, la definisce "massima pianista vivente". Poi, accortasi di aver forse esagerato (Lupu? Sokolov? Barenboim?), corregge il tiro dicendo che "è un fatto che sia la migliore interprete femminile". Qui si può già essere più d'accordo.
Prima osservazione. A mio modesto avviso queste classifiche non servono a nulla.
Seconda osservazione. Qualora si volesse davvero, magari come gioco estivo, stilare una graduatoria, credo che un fattore pesante di valutazione possa essere non tanto - come si insinua nell'articolo - quello delle vendite o dei concerti; ma soprattutto quello della esplorazione, anzi appropriazione, di uno o più autori.
Per fare un esempio, secondo me Nikolaeva - che è morta nel 1993 durante un concerto - era maggiormente "migliore interprete femminile" poiché aveva dei giganteschi arenghi di battaglia (Bach, Sostakovic) in cui era impossibile sfidarla, o assai difficile, anche per i maschietti che non si chiamassero Richter.
Ogni interprete potenzialmente stellare deve avere a mio giudizio un repertorio in cui non possa essere sfidato. Creare un riferimento.
Il Bach di Gould, il Liszt di Berman, lo Scriabin di Horowitz, lo Chopin di Rubinstein, il Prokofiev di Richter, lo Schubert di Lupu, il Debussy di Benedetti MIchelangeli - o per dire qualcosa di nuovo, il Ligeti di Pierre-Laurent Aimard -  sono solo alcuni esempi.
Della Argerich, artista affascinante estrosa e a suo modo fenomenale, che ho avuto modo - da lontanissimo - di ammirare al Verdi qualche anno fa, non riesco a trovare corrispondenze di questo tipo. Aiutatemi voi se vorrete.
Viceversa queste classifiche, prive di contenuto, testimoniano solo la crisi interpretativa del nostro tempo.
(secondo me dovrebbe fare una integrale di Haydn).

domenica, 22 luglio 2007, alle 12:14
mi sono ostinato a cercare questo libro perché l'anno scorso assistetti per televisione alla serata finale del premio Strega. Tra i contendenti designati Rossanda e Veronesi, tra i tre comprimari tra cui l'interessante concittadino Grossi, mi soffermai soprattutto sulla lettura che una attrice operava, volta per volta, di alcune pagine dei testi in gara, prima di passare alla intervista di rito all'autore.
E la pagina più bella mi sembrò quella tratta dal libro del napoletano Sergio de Santis. Che alla fine ricevette solo un voto.
Forse l'acquario ascendente cancro, interismo a parte, ha una vera predilezione per le cause perse, dal momento che anche come giurato vado sempre a votare per chi poi si classifica ultimo.
Ma de Santis scrive indubbiamente bene. E dopo il reperimento del libro - difficile: si fa prima online - ne ho avuto qualche conferma. Strega comanda colore: de Santis è molto a suo agio, ad esempio, con la sinestesia, nel suo stesso processo creativo (pagg. 35-36):
sabato, 21 luglio 2007, alle 11:49
è veramente un tormento chiedersi come una ex fabbrica di pietre miliari abbia potuto sfornare, dieci giorni fa, una tale, indifendibile schifezza (concordo in pieno col recensore).
martedì, 17 luglio 2007, alle 10:38
non voglio assolutamente perdermi la mostra di Possenti ispirata alla vita del grande poeta di Marradi, mostra che ancora fino al 29 sarà alla Sala d'arme di Palazzo Vecchio.
Per seguirla meglio sto tornando a bomba su Canti Orfici, inediti e scritti vari.
Mi piacciono queste periodiche full immersions, monomanie, sorta di ritiri spiritual-culturali in difesa dalla cecità che ispira il comportamento personale e mondiale.
Oltre a riscoprire lo stile di Dino Campana, capace di illuminazioni perentorie - è vero, spesso da isolare da una certa prolissità - ne traggo giovamenti anche per la meditazione.

«Ci fu un tempo prima di prendere conoscenza della civiltà italiana, che io potevo scherzare. Ora questa civiltà mi ha messo addosso una serietà terribile. Perciò io sono anche tragico e morale».

martedì, 10 luglio 2007, alle 10:44
Et requie materna erona romine, sparpetua lucia 'nterna, schiatte in pace ammén.

E più avanti: ... All'entrata c'era un uomo di mezza età seduto su una sedia impagliata: uno di quei napoletani che coltivano i pregi dell'inattività, l'arte di lasciare pensare i pensieri da sé, senza attendere altro che l'attesa del non attendere.

Queste ed altre le gemme di un libro uscito nel gennaio scorso, che ho trovato irresistibile, e si presta ottimamente ad essere letto sotto l'ombrellone. L'autore, protagonista della vita musicale partenopea, sfoggia una cultura enciclopedica non da poco, e fonde leggenda mozartiana e napoletanità quotidiana in un miscuglio zeppo di colori e personaggi.
La prima parte del libro (i due racconti di apertura) è la migliore, l'ultimo capitolo mi sembra un poco forzato, artificioso, privo del "grottesco naturale" che invece distingue gli altri racconti. Altro peccatuccio, peraltro entro un racconto affascinante per la fictio del carteggio che lo contraddistingue, è quella puntina di autocompiaciuta apologia nel raccontare i fatti del Conservatorio.
Ma tutto si perdona: lettura consigliatissima.
lunedì, 09 luglio 2007, alle 12:03
scopo di questo post è linkarvi il documento Acrobat con la mia poesia inedita, recitata da Laura Martelli giovedì scorso in Piazza della Passera. La serata è andata bene, sia dal lato musicale che della parola. Soprattutto, mi mettevo alla prova con una lettura altrui, e qualificata, del mio testo. Ho compreso come il dire abbia delle esigenze tutte proprie, rispetto al dirsi che primeggia all'atto della creazione. Ho compreso quanta possa essere la gelosia del poeta verso la libera interpretazione ed "accentazione" delle sue parole; ma è una gelosia sterile e che deve essere subito accantonata - casomai, stemperata da un lavoro maggiore.
Ho ripreso Laura mentre declamava, solo che ho seri problemi a ricordarmi come si crea un Divx decente.
Nell'attesa, mi decido finalmente a pubblicare una piccola parte dell'intervento di Giuseppe Panella durante l'incontro del 21 maggio scorso. Panella tocca una importante innervatura del mio lavoro, il rapporto col mito; e legge alcuni versi.
Infine desidero ringraziare una nuova amica, Francesca Lotti, che con le sue idee ha disposto lo scenario poetico della serata nel migliore dei modi.