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Questo blog vi genera dipendenza acuta? vi piace?? o secondo voi dà nuovi contenuti al termine sadomasochismo???
Lasciatemi comunque un segno del vostro passaggio...
[problemi? Leggi qui]

sabato, 31 maggio 2008, alle 18:29

ovvero, un'immagine in base alla quale posso dirmi di destra.
È bello ritrovarsi in finale dopo 21 anni ed affrontare gli antichi avversari.
Vinca il migliore e... Go C's! :-)
venerdì, 30 maggio 2008, alle 12:06
imbeccato da amfortas, apprendo dei Tagli al Festival Pucciniano.
Ma Bondi e gli altri politici del PDL e del PD(L) «rassicurano».
Comunque, si riparte col solito andazzo.

giovedì, 29 maggio 2008, alle 01:20
si registra cospicua attività del.icio.us. ad opera del sottoscritto...
buona navigazione.

mercoledì, 28 maggio 2008, alle 00:48
cosa si fa con un allenatore che ha totalizzato 182 punti in 2 campionati?
Evidente: lo sia manda via in malo modo a nove giorni dalla conquista del titolo.
Ciao Mancio, ti rimpiangeremo moltissimo.
sabato, 24 maggio 2008, alle 18:54
ovvero cronache profane di una tempesta vocale che si è abbattuta ieri su Firenze e sul sottoscritto. Mi reco insomma, vestito da marinaro e clamorosamente fuori posto in una platea giovane e con qualche darkettone, al Piccolo Teatro del Comunale ad ascoltare Diamanda Galás ed il suo spettacolo You're my thrill (che diventerà un disco l'anno prossimo). Conosco già i prodigi della sua voce, che può far male; prendo ulteriore conoscenza della sua intelligenza creativa, con cui scompone i classici francesi e me li instilla in testa almeno fino al giorno presente. Mi dicono che, rispetto anche ad altri concerti, è in formissima. L'inizio è roboante e penso che i timpani  non sopravviveranno. Alla terza canzone - Amours perdues - reinventata e cantata con tutte le viscere, ho i lucciconi. Meno male che è buio. Anche Heaven have mercy, verso la fine, è da brivido. Sembra che Diamanda sappia leggere le esasperazioni proprie di ogni stile, e portarle al parossismo. Il resto, qualcosa di più qualcosa di meno, mi piace, anche se a volte sembra che prevalga la ricerca del perturbamento rispetto alla ricerca del senso. Un'artista incredibilmente originale, con un dono.

giovedì, 22 maggio 2008, alle 11:31
Ieri, concerto pomeridiano alla biblioteca Magliabechiana degli Uffizi, che davvero gode di una acustica perfetta: avvolgente e naturale.
Musiche di Nino Rota a cura del Trio Albatros: un ensemble giovane, sicuro di sé e di ottima qualità. Attento, a suo ulteriore merito, alla musica di oggi.
Con Rota difficilmente ci si riesce a sottrarre dalle suggestioni filmiche, nonostante i propositi di affrancarlo dalla sua figura di sound tracker.
Gli astanti a me limitrofi mugolano all'unisono sul medley delle musiche felliniane elaborato da Rocco Abate: evidente indizio epistemologico di metus novi nell'ascolto - si apprezza ormai solo quello che già si conosce, su cui si può essere confortati dalla propria pre-scienza...
L'Albatros, meritoriamente, ci prova ad ampliare i nostri orizzonti, ed infatti ha appena presentato un cd di musica da camera di Rota, etichetta Stradivarius.
Lo sforzo tecnico è notevole ma, almeno per quello che è stato presentato ieri, lo stile di Rota non riesce, pur nella sapienza di scrittura, ad affrancarsi dagli stilemi di inizio secolo scorso e proporre qualcosa di sferzantemente originale: non certo casuale l'encore con un interludio di Jacques Ibert.
Eccezione, forse, è il Trio per flauto violino e pianoforte (1958) eseguito in apertura, che merita almeno un riascolto quando non una sistematica scoperta. Ne trovate un boccone qui (assieme alla Rotafantasy ed all'interludio Ibertiano).
giovedì, 22 maggio 2008, alle 10:48


sculture suggestive quelle di Onofrio Pepe, inserite in un soleggiato chépos quale quello del Rettorato, un poco snobbate dagli studenti al tacchinaggio affaccendati. La visione di queste figure - tra cui campeggia l'Athena che curiosamente è nera con la civetta azzurra sulle spalle (un residuo della gufata collettiva italiana di domenica scorsa?) - conforta e molto: ritrovo anche Pasifae, Europa ed altri. È possibile restare fedeli al mito come categoria di testimonianza. Poco prima, in una conferenza Luziana al piano superiore, Giancarlo Quiriconi faceva giustamente notare che l'ermetismo è sempre, a ben indagarlo, testimonianza storica e relazionale profonda, anche quando è fuga dalla storia: cosa su cui sono d'accordissimo.
mercoledì, 21 maggio 2008, alle 12:11
ieri pomeriggio (è passato anche nel ticker del tg2) grave incendio alla Berliner Philharmonie. Molta paura e fortunatamente nessuna grave situazione alla salute. In compenso, scene di panico, slanci per salvare gli strumenti, danni alle strutture, riapertura ancora non fissata, recite in dubbio (forse verranno dirottate all'aperto nello spazio del Waldbühme).
Ci sono voluti 170 pompieri, 30 mezzi e circa dieci ore per domare il rogo.
Stava per iniziare una prova generale (aperta) del Te Deum di Berlioz con Claudio Abbado, che era presente al primo divampare dell'incendio.
Partitura che da oggi viene messa sotto osservazione sperando che non vada a confluire in questa famosa lista.
(si riediti anche il santino, non si sa mai)

Philharmonie photo © Fabrizio Bensch / REUTERS.COM

martedì, 20 maggio 2008, alle 11:56
tra meno di dieci minuti, su Radio Tre, differita di un concerto parigino di Myung-Wung Chung. Musiche (non meglio precisate, di Bartók; dunque, automaticamente, ascolto consigliato.
lunedì, 19 maggio 2008, alle 22:46
sabato sera al Comunale si è avuta la comprensione dell'apporto che Riccardo Muti, quando vuole, sa fornire alla Musica. Egli è un Maestro che investe la grandissima parte della sua energia in una attività che non è di mera interpretazione, ma - si direbbe - di garanzia. Il suo interesse verte spesso verso lavori caduti nell'oblio, spostàti in seconda fila, trascurati in sede critica ed esecutiva. Il risultato è legato naturalmente alla qualità intrinseca dei brani proposti: non sempre chi scrive è stato d'accordo con quanto il Maestro ha voluto proporre - glissando sull'Europa scaligera, sentita solo per radio, la Messa Estherázy ascoltata nel 2005 mi lasciò freddino.
Quando però la partitura è di valore, il godimento è molteplice: oltre al piacere della buona musica si ha quello di avere aggiunto un tassello al proprio bagaglio ed alla propria sensibilità; inoltre, scatta quasi automatico il bisogno di approfondire la struttura musicale, l'interpretazione, se si vuole le ragioni di un mancato exploit iniziale della partitura. Si ap-prende e si è ap-presi (nel senso di rimanere invischiati in questo fruttifero gioco).
Oggi, e devo ringraziare l'amico Duccio per avermi tirato dentro a questo evento, Muti ha mostrato al meglio il lato postitivo di questa sua connotazione. Il concerto è stato non solo di elevatissima qualità, ma anche di una certa importanza per la storia della interpretazione, ed invito sin da ora a seguirlo (e magari a registrarsene una copia ad uso personale) quando sarà proposto (credo in differita) su RadioTre.
All'inizio, la beethoveniana Consacrazione del Teatro, che segnò una delle primissime apparizioni