ore 8.00 am. stordito ed impossibilitato al sonno da una peraltro ottima pizza al salame piccante che, manco fosse il "gastro-incantesimo del fuoco", mi ha costretto all'assunzione di una quantità di magnesie tale da quasi trasformarmi in flash polaroid, approfitto delle ore mattutine per scrivere del Siegfried di ieri. Ciò mentre mi ascolto il terzo atto diretto da Marek Janowski (Adam/ Wenkel/ Kollo/ Altmeyer). Opera complessa il Zweiter Tag, che con la sua lunghezza spaventa (la vescica de) l'ascoltatore, ma non solo lui (lei): nella sua autobiografia uscita lo scorso anno, Zubin Mehta ne parla "coi guanti" ed una punta di "non congenialità". In effetti la sensazione dal vivo è quella di una creatura proteiforme, da domare, in dialettica tra oscurità e rosso fuoco, musicalmente assai più problematica di Walchiria. Dopo la prima, uno stesso giornale ha recensito in modi opposti l'evento: in locale (Moppi), bene la parte orchestrale, un po' meno (nell'esito distraente) quella scenografica; in nazionale (Villatico), praticamente il contrario. Questo credo renda al meglio l'idea della necessità di parlarne cum grano salis.
Cominciamo dal dato più semplice, perché dell'allestimento della Fura abbiam parlato per Oro e - lasso! - NON abbiamo parlato (presi dagli eventi poetici di allora, abbiam solo promesso di farlo) per Walchiria, e





La mia stagione 2008/09 di spettatore è iniziata giovedì scorso con Glauco Mauri e Roberto Sturno, impegnati alla Pergola ne Il vangelo secondo Pilato del francese Éric Emmanuel Schmitt.
sto provando autentica sofferenza alla visione, ma soprattutto all'ascolto di Crimes of passion (titolo italiano China Blue), film di Ken Russell del 1984 con una Kathleen Turner nel fiore degli anni (e delle gambe).