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Lasciatemi comunque un segno del vostro passaggio...
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mercoledì, 31 dicembre 2008, alle 11:57
vi faccio gli auguri per l'anno novello con la prima parte del concerto per viola ed orchestra di Sofia Gubaidulina. Yuri Bashmet (dedicatario del pezzo) alla viola, ancora poco distratto dalle sue velleità direttoriali, lascia il podio al grande Seymon Bychkov.
Sul tubo ci sono anche le altre tre parti, basta andare sulla pagina e cliccare in sequenza i link sotto il video.
Auguri e un 2009 carico di musica contemporanea fresca e non di... Allevamento. :-))

lunedì, 22 dicembre 2008, alle 23:20
due parole, giacché per meno di un'ora è ancora il 150° compleanno di Puccini, da spendere per la Messa (cd. Messa di Gloria) ascoltata ieri al Comunale nella lettura di Giuseppe Lanzetta e dell'Orcafi insieme al Coro del Caricentro. Esecuzione, mi duole dirlo, non certo indimenticabile per brillantezza  o scelte interpretative, che tuttavia ha portato alla mia attenzione per la prima volta un lavoro giovanile (scoperto postumo, come sapete, nei primi anni 50) dotato di buone soluzioni (quasi bruckneriano in certi passaggi), anche se decisamente acerbo nel trattamento vocale e di alcuni strumenti. Credo inoltre che ci sia una quasi assoluta necessità (ieri non esaudita) del raddoppio degli archi, altrimenti impalpabili in rapporto al coro pieno.
M'incuriosisce molto il fatto che il concerto di ieri, dopo l'Agnus dei, sia terminato col da capo del Et vitam venturi saeculi, cioè l'ultima parte del Credo. Soluzione dovuta al fatto che l'Agnus finisce in sordina, senza troppe possibilità di conferire un carattere solenne alla chiusa. Mentre così si termina in fortissimo. Chissà se qualche lettore può dirmi se questa soluzione, filologicamente alquanto bizzarra, è concertisticamente frequente...

Nel porgervi gli auguri di Buone Feste, vi linko la pagina della Partitura e la versione lo-fi (da goear.com) dell'incisione Carreras/Prey/Scimone.
domenica, 14 dicembre 2008, alle 02:34
volge ormai alla fine l'anno del centenario dalla scomparsa di Giovanni Fattori, e devo dire che ieri, presenziando all'inaugurazione della mostra di ventisei acqueforti a tiratura coeva esposte presso la Saletta Gonnelli, ho avvertito un certo sollievo in rapporto al senso di approssimativo e dozzinale spesso provato verso altre iniziative offerte to and fro lungo il 2008. Un viaggio breve ma affascinante, collazionato da Marco Manetti e ben illustrato in questa premiere dal prof. Tosi; un viaggio che mi ha rimesso in pace con un artista con cui ho un rapporto tormentato. Per cui vi consiglio senz'altro un salto in via Ricasoli  (praticamente quasi dirimpetto all'ancora dormiente!! Teatro Niccolini) ove le opere sono esposte sino a fine Gennaio.

[nella foto: Montagna pistoiese - clicca sull'immagine per il formato originale.
Ufficialmente il titolo di questa acquaforte è Una via di S.Piero a Sieve ma il paesaggio è assai più pistoiese che mugellano; del resto il titolo qui indicato per primo fu riscontrato in una copia].
mercoledì, 10 dicembre 2008, alle 19:40
così ieri, giunto in centro per salutare un'amica ligure la quale - se non rinsavisce per tempo! - mi farà l'onore di accogliere una mia pre(o post)fazione alla sua silloge d'imminente uscita, ho avuto fortuitamente l'occasione di ascoltare un intervento del Sovrintendente al Polo Museale, dott. Cristina Acidini. Devo dire anzitutto, trovatomi per la prima volta ad ascoltarla, che ho molto apprezzato l'eloquio misto a competenza per cui, parlando a braccio, ha saputo unire freddo dato storico e verve narrativa (non a caso è anche autrice di romanzi). In tre date - 1334, 1564, 1737 - si sono còlti tre snodi cruciali per Firenze e per la "fiorentinità". Se le prime due sono legate a personaggi (Giotto, Michelangelo) che hanno in modo diverso amplificato verso il mondo esterno il proprium e la grandezza fiorentina, la terza data - la Convenzione di famiglia di Anna Maria Luisa de' Medici del 27 novembre - esprime
lunedì, 08 dicembre 2008, alle 20:00
la soluzione comparatistica di daland, sopraffina, dimostra come in una serata come quella di ieri si potesse udire/scorgere tutto e il contrario di tutto.
Premesso - scherzosamente - che «leggere un elenco» (Isotta) può essere ex se un'attività salutare (Stendhal leggeva il code civil ogni sera; non proprio un elenco telefonico, ma in certi punti affine, vedi il libro sulla tutela dei diritti), mi trovo io stesso a concordare un po' con un uno e un po' con l'altro. Mi verrebbe da aggiungere una variabile, a mo' di verdurina, alla grigliata: Don Carlo è un'opera che soffre maledettamente delle pause tra atti e cambi scena, combinate con una trama musicale e vocale gordiana, a sciogliersi progressivo: in altre parole, va tenuta su di giri. Ogni scelta in direzione opposta (conduzione lenta e a scomparire, cantanti diesel, regia minimale) può essere anche valida ma gioca necessariamente in trasferta, in misura inversamente proprorzionale al grado d'incensatura dei "nomi" coinvolti. Ed a maggior ragione in una serata a sé come la prima scaligera, attraversata da vetrioli, rivalità, cloches a travers des boutiques (= altri enti lirici), quinte colonne.
immagine: asado © wikipedia.org
domenica, 07 dicembre 2008, alle 11:42
inutile che vi ricordi che oggi pomeriggio (ore 18.00), come ogni Sant Ambroeus, c'è la prima "all ages" della Scala col Don Carlo. Assumendo che, come me, siate stati nella vita precedente sovrani di qualche landa e quindi, in questa, il debutto scaligero sia outta budget, vi rinvio al palinsesto delle dirette, tra le quali si segnalano quella satellitare di skyclassica, quella radio di radiotre, e addirittura quella cinematografica in molte località peninsulari e pure al Louvre! 

Per l'esegesi della "versione" adottata questa sera rinvio ai post su Proslambanomenos (benvenuto Gabacca) e sul Corriere della Grisi.
venerdì, 05 dicembre 2008, alle 16:09
Nello stretto giro di otto giorni lavorativi, l'integrale di sinfonie e concerti del Nostro. Un po' faticoso, ma niente affatto male. Un direttore che, come ognun sa, ha per questo compositore una vera predilezione, trasmessagli addirittura dal padre e catalizzata dagli anni viennesi di studio. Solisti di gran rango. Orchestra sui soliti alti livelli. Che volere di più?
Eppure esco da questa full immersion col bicchiere pieno a tre quarti in rapporto all'optimum che è lecito pretendere da assi di briscola come questi.
Il Maggio e Mehta sono giunti a proporre cose davvero eccellenti, come le due sinfonie mediane, la Seconda (in assoluto la prova migliore del ciclo, un ideale riferimento) e la Terza (nonostante un avvio distratto degli ottoni). Per converso, ho ascoltato una Prima assai più svogliata di quella di due anni or sono, ed una Quarta - ieri - in cui il primo movimento sembrava in certi passaggi una pagina di Caikoskij (non a caso atout molto forte di ZM), e in cui le variazioni  dell'ultimo movimento erano molto appesantite. In generale molto, troppo legato e un po' di "braccino" (archetti corti) qua e là. Segno che l'interpretazione
mercoledì, 03 dicembre 2008, alle 12:38
generosissimo "Fima" Bronfman ieri sera: dopo il Concerto brahmsiano ha offerto i lunghissimi Arabeske di Schumann (il famoso campo di battaglia, tra gli altri, del compianto Economou) e lo studio di Chopin, che il ragazzo dietro me e Duccio in galleria han beccato sùbito (io invece sono un po' arrugginito).
Come dimostra questo encore bavarese dell'anno passato, il pezzo è stabilmente nel repertorio del pianista russo-israeliano.