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Prima della recensione dell’evento di ieri, doveroso uno statement di emozione per avere conosciuto il Nume dei critici.
Prima della rappresentazione il mio s-bigotti-mento mi ha giocato uno scherzo. Tacito, solo, sanza compagnia in una sala ancora semivuota, mi rammaricavo via sms in questo modo: mica pretendo Charlize, ma che nella fila dietro, deserta tranne un posto, ci debba essere proprio un prete m’inquieta... Poi mi accorgo che "il prete" sale sul palcoscenico e allora lo riconosco: è Quirino Principe che (metodo Stanislavskij?) ha indossato un abito talare per il ruolo di voce recitante nella Missa super l’homme armé di Maxwell Davies (piatto forte della serata di ieri, ne parleremo). Ah ah!
Dopo la sua mercuriale performance ho preso animo, mi sono congratulato e abbiamo scambiato alcune parole, mi ha pure autografato il libretto (cliccate sull’immagine per ingrandire) definendosi non "nume" ma demone/daimon :-)
Domenica faceva un caldo boia e sinceramente se qualcuno, conquibus alla mano, avesse disperatamente voluto il mio biglietto per l’opera, avrei tentennato un po’. Sarebbe stato un peccato perché mi sarei perso una piacevole rappresentazione della mia tanto amata contemporanea. Patto di sangue, opera che nel titolo del post è storpiata mercé la temperatura all’interno del Teatro Goldoni, è costituita da due quadri liberamente tratti dai drammi di Ramón del Valle-Inclán: La rosa di carta e quello che dà il nome all’opera. Il libretto è di Sandro Cappelletto e la musica di Matteo D'Amico. Regia di Daniele Abbado. Con questo titolo commissionato ad hoc il Maggio porta avanti un notevolissimo “progetto opera contemporanea” che si è snodato attraverso nomi eccellenti nella composizione e nella regia: dopo la meravigliosa Antigone Fedele/Martone e l’affascinante Phaedra di Henze, quest’anno ci siamo trovati a fare i conti con un’entità scindibile, bipartita, nella quale le due metà sono perfettamente isolabili e accomunate solo da una contingenza scenica (oggetti che piovono dall’alto e si conficcano al suolo). Anche il rapporto tra parola e musica presenta struttura alterna: nel primo quadro l’orchestra è ancella del libretto e segue i protagonisti con una scrittura ossessionata dall’ostinato, dalla sincope, priva di esplosioni liriche se si eccettua la “scena del pianto” di Simeon sulla moglie, con un virtuosismo di sostanza affidato soprattutto ai fiati
Obnubilato non solo dalle vicende sportive e relativi copiosi brindisi ma anche da pesanti incombenze personali e lavorative, vi sono debitore di almeno due resoconti, in ordine cronologico.
Paradossalmente, Wagner è quello meno impegnativo perché ne hannoparlatotantiamici, e bene, con sfumature diverse ma sempre competenza e proprietà. Essi sono andati ad ascoltare il Crepuscolo prima del sottoscritto che si è sorbito l’ultima recita, quella del 9 maggio, e si limiterà pertanto ad alcune considerazioni bonsai nei confronti di quella che è forse la più sinfonica delle opere della Tetralogia. Si è trattato di un autentico successo che a giorni sarà replicato a Valencia, grandi ovazioni e lusinghiere recensioni dal lato "fiorentino" e da quello “furero”.
L’orchestra mi è sembrata in ottima forma, ribadendo quelle buone, buonissime vibrazioni che mi aveva suscitato il lunedì precedente, indirizzata dalla bacchetta di Mehta verso una lettura attenta, lussureggiante, infuocata alle volte (meraviglioso l’addio di Siegfried all’inizio, vi ho ritrovato in pieno l’impeto mehtiano di due anni fa in Valchiria) ma mai roboante all’eccesso (neanche nella Marcia Funebre). Ottima performance, grande gusto personale dell’ascoltatore bobregular nel percepire bosco e sottobosco d’incanti in una partitura che talvolta, per il suo fascino, si è persino incisa ohne Worte... anche il Coro, ovviamente, cementa la performance “maggesca” su livelli alti. Sei ore scivolate leggiere leggiere!!
Sul cast vocale hanno detto bene i miei linkati quattro moschettieri riguardo a un Hagen, quello di Hans Peter König, hors categorie, veramente ideale per tecnica e per presenza scenica: è lui il protagonista
Tra poche ore sarò in teatro per il Crepuscolo, incredibile la coincidenza per cui stamane, scorrendo Internazionale, leggo la notizia bomba di otto pellicole di Werner Herzog che, per uno strano gioco di copyright sono state messe su youtube (chissà quanto resisteranno) dal canale Starz Media. Si tratta di cose celeberrime e scintillanti, spesso con Klaus Kinski, come Aguirre o Fitzcarraldo, oppure il Woyzeck. Alcune sono in lingua inglese, altre in tedesco con sottotitoli in inglese.
Parlo di coincidenza perché tra esse c'è forse la più bella realizzazione video con musiche wagneriane (e non solo). Si tratta di Lektionen im Finsternis (Apocalisse nel deserto), sguardo sconvolgente sulla distruzione della Guerra del Golfo. Capolavoro senza pari che vi consiglio di non perdere.
http://www.youtube.com/user/starzmedia
UPDATE: la cosa ha resistito pochi giorni e, verosimilmente di fronte agli esposti di aventi diritto, alcuni film sono stati resi privati. Ho chiesto notizie ma chissà se mi risponderanno. Sono rimasti fruibili, per ora, tre titoli comunque significiativi: L'enigma di Kaspar Hauser, Little Dieter needs to fly e il documentario My best fiend sul rapporto di amore-odio tra Herzog e Kinski.
chi trova un amico trova un tesoro, e devo dire che musicalmente parlando ho potuto sperimentare tutto ciò ieri l'altra sera quando, approfittando della benevolenza di un abituale frequentatore di questi lidi, ho acciuffato al volo un biglietto per la seconda serata Beethoven/Buchbinder/Mehta, che inizialmente avevo trascurato in favore di altri eventi di là da venire. Mi sarei così perso una serata di pregio, per merito soprattutto dell'orchestra del MMF la quale, e lo dico senza esaltazioni del momento, ha suonato con una verve e perfezione tecnica che da tempo le mie un po' altezzose orecchie non le avallavano.
Nei tre concerti per pianoforte ieri proposti - in ordine di esecuzione 1,4,3 - la bacchetta di Mehta ha esaltato caratteristiche suggestive e preziose del mondo beethoveniano,