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sabato, 13 giugno 2009, alle 12:01
ieri sera ho colmato una lacuna personale fastidiosa, non avere mai assistito ad una performance del Maestro. I dubbi eran tanti perché da un lato si trattava di un concerto salatissimo (1,65 € / minuto contro, per dire, lo 0,61 del rillingometro di lunedì, con tragitto peraltro ben dissestato) e soprattutto perché venivano affrontate due sinfonie – la Tragica di Schubert e la 40 di Mozart, che possono cadere in pieno nello strale gavazzeniano del “Non eseguire Beethoven”, cioè nel silenzio degli argomenti di fronte alla considerazione se l’esecuzione di alcuni capolavori della classicità possa ancora offrire qualcosa di nuovo ed interessante. Sul palcoscenico c’era l’Orchestra Mozart con la sua riccioluta e sorridente ambasciatrice Lorenza Borrani in prima fila dei violini assieme al mio quasi omonimo Raphael Christ (smile). Tutto faceva pensare insomma ad una serata dimostrativa: vate della musica, oltretutto ahinoi malfermo dunque ancor più miracoloso, programma corto e rodato, prevedibilmente ovazioni da stadio (e infatti), prevedibilmente niente bis (e infatti), orchestra giovanissima e carina, forse un po’ studiata in sorrisi e sguardi divertiti – ma quest’ultimo è sempre un bel vedere nel gerontocomio di scheletri e sensibilità che è quasi sempre, alas, un auditorium sinfonico classico.

La risposta alla citata frase di Gavazzeni (che poi non era uno strale ma un appunto per se stessi, divenuto poi un saggio e una raccolta di saggi) è che certamente difficile aggiungere, oggi, qualcosa alla storia dell’interpretazione, mentre invece il piacere dell’ascolto può colpirci in tutta la sua potenza. E almeno in questo senso l’evento di ieri è fresco e riuscito.
Entusiasmante in particolare lo Schubert d’apertura, con Andante e Allegro finale coinvolgenti, agogicamente perfetti e senza alcuna retorica. Più routinaria nei primi due movimenti, anche se meritoriamente svuotata di ogni surplus di gravità, l’esecuzione della KV550, per poi risollevarsi nel Minuetto ed anche qui in un Finale, caposaldo (assieme a quello della gemella) della storia sinfonica, che dispensa incanti ad ogni ascolto e che è stato affrontato con giusto piglio e ineccepibile tecnica. Per alcuni il Mozart abbadiano è algido, ma a me piace così, non mi piace quando viene messo su un letto a  lamentarsi del suo sciagurato destino.
La sensazione dominante è comunque data dal caleidoscopio di microsoluzioni interpretative (rapporti di volume tra gruppi, dinamiche della frase) disvelatomi lungo tutta la partitura. Alcune le ho condivise, altre meno, ma tutte avevano una loro logica e dunque mi hanno arricchito. A ben vedere, anche l’austero Gianandrea di bèrghem, di cui tra poco più di un mese ricorre il centenario della nascita, avrebbe forse approvato.
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Commenti
#1    13 Giugno 2009 - 12:05
 
E' sempre un piacere passare da queste parti.. :)
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente ausrufezeichen

#2    16 Giugno 2009 - 14:39
 
anni fa assistetti a pa a delle prove dei berliner diretti da abbado, fu una esperienza pazzesca..ricordo ancora con emozione la sinfonia del nuovo mondo... è davvero un grndissimo!
un abbraccio
maria chiara
utente anonimo

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