Molto più interessante la prima metà della serata, che ha proposto due partiture importanti e per giunta dalla rara ripresa discografica. Prima il Coro di morti di Petrassi sul celebre incipit del dialogo leopardiano tra Ruysch e le sue mummie (di dedica ideale agl'italici calciantj della Coppa Confederata): opera singolare per organico (coro maschile, 3 pianoforti, orchestra senz’archi); scrittura cupa ma dalla verve prorompente nell'esordire con una prima parte accentuatamente ritmica , “di Totentanz” (Vlad), per poi imbastire una fuga a 4 voci (da "Vivemmo") e ancora squarcianti episodi corali ("Chi fummo?").
L’altra rara avis è stata la musica di Ildebrando Pizzetti (foto) per La Pisanella dannunziana: dopo un Preludio che deve molto a Debussy (e non è un caso forse che la più autorevole registrazione sia stata effettuata dall’Orchestre de la Suisse Romande, di grande “militanza” debussiana mercé il lavoro di Ansermet), l’orchestra, tornata in formazione piena, disegna quadri leggeri ma verso il finale contrassegnati da un grande virtuosismo – bello in particolare il dialogo tra viola e violino del quarto brano, come pure pregevoli le rapide scale di flauto e clarinetto nel finale (citiamo pure i protagonisti, in ordine: Winkler, Horvàth, Pelli, Crocilla).
Una buona performance da parte di solisti, orchestra, coro (arricchito dalle voci bianche in Boito): un grande applauso per Bruno Bartoletti che ha tenuto insieme gli impegnativi gruppi con melliflua autorità e controllo assoluto delle dinamiche.





