Si sente aria di sensazionalismo pro botteghino, ma liquidare tutto in questo modo non sarebbe per principio atto equanime, poiché altri grandi compositori avevano una "vita segreta" rilevante per la comprensione delle proprie opere. Valuteremo dunque, per capire. Non per "ascoltare con altro orecchio", ché la musica, per tutto il momento in cui ti bacia, ti richiede, come ogni amante, di abbandonare le altre cose della vita, comprese le vicende personali delle "parti contrattuali d'ascolto". L'orecchio dunque è e rimane fine a se stesso, e l'apparato critico è il mare che eventualmente circonda (ed irrora, ma non sommerge) l'isola dell'esperienza d'ascolto.
Poi è vero anche che, in questi tempi difficili, tutto fa. E che per me la classica tutto deve fare fuorché assecondare la sua innata tendenza al patriziato. Ben venga quindi anche la eventuale hollywoodizzazione (immortalbelovedizzazione) della vita, se avvicina anche un solo spettatore in più alla musica, al demone. Purché si tenga mentalmente distinta la patina dalla storiografia.





