Non proprio ornamentale, una figura bianca
intravista forse dal viale, dentro il bosco di faggi,
mentre vi dirigevate alla casa,
così ferma da poter sembrare una lunga striscia
di sole sulla corteccia, benché abbiate sentito su di voi,
se non esattamente gli occhi, i suoi pensieri.
Quasi nessuno l'ha visto da vicino. Il cuoco,
tra i pochi, ha detto che indossava una tunica informe
di tessuto grezzo e che sembrava un uomo in un sacco,
e un ospite che si è trovato faccia a faccia
con un individuo forse in camicia da notte
l'ha immaginato un pazzo, o un sonnambulo.
Non riuscivano a mettersi d'accordo sull'età. Il valletto
che ha lasciato cacciagione in gelatina e patate di ieri
accanto alla sua grotta nel banco di sabbia al mattino
ha riferito, dopo lunga pausa, che il tipo gli è parso
portare gli occhiali, ma stava nell'ombra
chino sulla sua Bibbia. Non si sono parlati.
Era un innamorato che ha rinunciato al mondo
o forse gli avevano promesso mille sterline
se resisteva sette anni nella caverna
scucchiaiata apposta per lui, levandosi all'alba,
meditando il giorno intero sulla clessidra,
la sera poi pregando o leggendo al lume di candela.
Gli eremiti erano certo di gran moda ma questo
non poteva essere stato messo lì come ornamento
per le feste della casa. Alcuni ospiti sono arrivati
a dubitare della sua esistenza, oppure a dire
che da un pezzo aveva saltato il muro, abbandonando
già i suoi attrezzi nel buco che lento si riempiva.
Ma il fatto è questo. A volte un uomo deve
afferrare il luogo in cui vive. Più non gli basta
giacere la notte sotto il suo tetto e sentire
la pioggia asciutta, e possedere tutti quegli acri
di buio e di terra, senza qualcuno che li ascolti,
che vi si aggiri. Per questo l'ho pagato.
poesia tratta da Dragons (2001, Faber and Faber)
vincitrice del premio TLS Blackwell 2000
pubblicata sulla Patek Philippe international review
vol.II, numero 6, anno 2005
traduzione italiana di Anna Rusconi.





